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IL PROGETTO
L’Istituto Sturzo si occupa da alcuni anni della valorizzazione del patrimonio audiovisivo recuperato insieme agli archivi cartacei e fotografici prodotti dalle attività istituzionali e personali di esponenti del movimento cattolico e del partito della Democrazia Cristiana, in tutto il secondo dopoguerra. La raccolta di filmati, oltre alla elaborazione di strategie conservative, ha sollecitato l’ approfondimento e lo studio di alcuni temi legati alla produzione cinematografica negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra ed in particolare l’attenzione sull’impegno delle istituzioni governative al settore del cinema, che già nel periodo fascista, aveva rivelato il proprio potere di incidenza sociale ed economica. Al termine del conflitto, numerosi sono gli elementi che intervengono a determinare il ruolo della produzione cinematografica nella ripresa delle attività economiche e culturali del Paese. L’industria cinematografica, come quella di tutti i settori, usciva dal periodo bellico, in condizioni disastrate. I produttori, che già dal 1944 si erano organizzati in organismi associativi, tentarono nei primi anni del dopoguerra, di stabilire un rapporto con le forze politiche al fine di sostenere un assetto favorevole al consolidamento della produzione e dei quadri tecnico-artistici qualificati e alla regolamentazione del sistema commerciale. Specularmente le istituzioni individuarono nel settore cinematografico, nella sua industria e nella sua ricaduta in termini economici e culturali, una risorsa da inserire nei piani della ricostruzione. L’impegno diretto del governo nel settore dello spettacolo ed in particolare in quello del cinema, in anni in cui la situazione imponeva soprattutto urgenze istituzionali ed economiche, nasceva dunque dalla scelta di dare al cinema un ruolo di rilievo proprio nel processo della ricostruzione politica e culturale della società italiana in quanto avrebbe potuto favorire la competitività della produzione cinematografica italiana e fungere da argine al processo della colonizzazione americana. Durante la prima legislatura, nei governi De Gasperi che si succedettero dal maggio 1947 al luglio 1953, l’attività legislativa investì in modo determinante il settore della cinematografia, modificandone l’impostazione monopolistica del periodo fascista, dando anzi una svolta quasi protezionistica. Il periodo preso in esame vede nell’attività parlamentare un progressivo aumento di interrogazioni, interpellanze, disegni di legge; vede l’istituzione di una Commissione speciale per il teatro e il cinema e nel 1949 l’entrata in vigore delle cosiddetta “legge Andreotti”, dal nome del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che per tutta la durata del suo ufficio aveva dedicato ampio spazio alle politiche per il settore cinematografico. La convergenza operativa tra le forze di governo, i produttori e gli esercenti, creò le condizioni per una ripresa del settore che è ampiamente documentata da dati numerici che rivelano una crescita quasi esponenziale di pellicole prodotte e di sale cinematografiche. Il presente progetto ha inteso approfondire questi aspetti e rispondere alla necessità di ricostruire il contesto istituzionale e legislativo che pose la produzione e l’industria cinematografica in un ruolo centrale nella ricostruzione politica e dell’identità culturale italiana.
OBIETTIVI E RISULTATI DELLA RICERCA
Il progetto, realizzato tra il 2007 e il 2008, ha previsto una ricerca storica, un censimento e un primo esame delle fonti. Obiettivo principale è stato il recupero e la ricostruzione di dati ed informazioni per la definizione di un profilo del ruolo delle istituzioni e delle personalità coinvolte nelle scelte compiute per il settore cinematografico negli anni della prima legislatura. Obiettivo della ricerca è stato dunque l’analisi dell’apparato istituzionale, delle competenze che hanno investito il settore cinematografico, e delle modifiche apportate al sistema legislativo; la ricostruzione del percorso cronologico dell’intensa attività parlamentare fino alla emanazione della nuova legge e dei relativi provvedimenti anche in termini di risorse finanziarie, consente di mettere in evidenza le trasformazioni che ebbero luogo in quegli anni: l’incremento delle attività di produzione, la costruzione delle sale cinematografiche, la funzione della censura, il rapporto con la cinematografia estera, la nascita e lo sviluppo delle associazioni di categoria. La raccolta di queste informazioni e la loro consultazione integrata vanno a costituire un primo percorso di ricognizione del periodo fino ad ora mai compiuto e offrono nuove opportunità di interpretazione storiografica sul rapporto tra cinema e politica negli anni della ricostruzione.
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