Ricostruire la "Riserva etica" dei cattolici

di Gerardo Bianco

Settanta anni fa un gruppo intellettuali cattolici si riunirono a Camaldoli per redigere un documento che sarà chiamato Codice di Camaldoli in cui sono straordinariamente riunite le idee principali che sarebbero state poi alla base della Costituzione e del "miracolo italiano".

Se confrontiamo questa proposta con le condizioni materiali nella quali essi si trovavano, sentiamo che c'è qualcosa di profetico. In quei giorni Roma veniva bombardata dagli alleati per spingere l'Italia all'armistizio, Mussolini stava a Feltre in un incontro con Hitler che lo rimproverava e lo umiliava, i gerarchi del fascismo si stavano accordando per togliere il potere a Mussolini ed il re, indeciso fino all'ultimo, restava chiuso nella sua gelida titubanza. Non era certamente questa la condizione migliore per "ritrovare un futuro".

Eppure, senza utilizzare sigle od inventare formule, si ritrovarono persone che rappresentavano il meglio della cultura cattolica: i giovani della Fuci, gli adulti del Movimento Laureati di Azione Cattolica, i futuri leader politici inconsapevoli. Era il frutto di quello spazio di libertà e di formazione di coscienze autonome che l'Azione Cattolica aveva salvato sotto il fascismo. Giorgio Campanini dà a questo gruppo una importante definizione: "Una "riserva etica" pronta a mettersi al servizio del Paese".

Anche oggi c'è bisogno che il meglio del pensiero cattolico non rifiuti di essere la "riserva etica" al servizio del Paese. Pietro Scoppola, nella sua ultima intervista concessa a Tognon, la ricorda ed espressamente la chiama "la riemergenza del cattolicesimo politico".

Voglio ricordare le tre grandi intuizioni del Codice di Camaldoli. La prima: l'affermazione della dignità della persona e del suo primato rispetto allo Stato, che diventò, attraverso l'emendamento di Dossetti, il caposaldo della Costituzione. La seconda: la scelta a favore dello Stato democratico nel quale i cattolici si impegnano senza privilegi, ma con grande assunzione di responsabilità. La terza: il ruolo della comunità politica come garante e promotrice di giustizia sociale e di eguaglianza. In quei drammatici giorni, dal 19 al 26 Luglio della "calda estate" del 1943, maturarono delle idee che avrebbero segnato i primi due decenni della Repubblica italiana.

Il vecchio pensiero politico liberale come le nuove espressioni politiche laiche del Partito d'Azione, socialiste e comuniste, maturate nella opposizione al fascismo, mai si sarebbero aspettate una così forte e matura "riemergenza del cattolicesimo politico", in chiave definitivamente democratica. L'apporto dei cattolici fu determinante affinchè che l'Assemblea Costituente in un periodo politicamente difficilissimo, riuscisse ad approvare quasi all'unanimità la nuova Costituzione. Fu il primo miracolo della presenza cattolica.

Mi sono soffermato su questo esempio importante di "riserva etica" per due motivi molto semplici. Il primo è questo: le idee di Camaldoli sono l'inizio della Resistenza Cristiana alla distruzione morale e materiale della nostra Italia. Senza questa riserva etica e senza questa assunzione di responsabilità non ci sarebbe stata la grande partecipazione dei cattolici alla Resistenza armata ed alla Resistenza civile. Va ricordato come il sacrificio di 440 sacerdoti non è soltanto la testimonianza di 440 eroici testimoni, ma anche la testimonianza di una precisa volontà del nemico di colpire e distruggere i capi della società civile che si opponevano alla oppressione. Il secondo: riprendendo il pensiero di Scoppola, il cammino dell'Italia riprende con "la riemergenza del cattolicesimo politico" nel segno della democrazia.

Ci assumiamo la responsabilità di difendere in prima persona come dovere della nostra "riserva etica" la presenza politica dei cattolici, per porre fine alla crisi democratica del nostro Paese.