Basi e ragioni di un nuovo progetto

L'elemento più significativo del dibattito vasto, ma anche confuso, che pervade il mondo cattolico e ne condiziona la chiarezza degli orientamenti, è innegabilmente la ricerca di un nuovo rapporto globale con il Sociale e la Politica.

Una vera e propria "crisi" alimentata dalla forte tendenza ad appiattirsi sul presente, trascurando il passato, con una palpabile irrequietezza nei confronti di un futuro che non si appalesa.

C'è un inconscio parallelo tra l'impegno predominante di dover allora ricostruire il Paese dalle macerie della guerra, risvegliando coscienze intorpidite nell'amore per la libertà, e lo sforzo che è alla base dell'odierno tormento dei cattolici di ricollegarsi alle realtà sociali e politiche che il tempo trascorso ha trasformato e che hanno il dovere di reinterpretare e fare proprie. Il dovere, cioè, di capire cosa sta cambiando e cosa e quanto deve ancora cambiare.

Anche oggi si tratta di "ricostruire" e di adeguarsi.

Ma gli interrogativi di fondo sono: "Come?", "Cosa ricostruire?", "Dove è la guida?". Interrogativi che postulano inesorabilmente e soprattutto il necessario possesso di "Idee di fondo" – condivise e da condividere – sulle quali chiamare le volontà disponibili che sentono l'urgenza storica di agire.

L'idea di fondo, o meglio le idee capaci di comporre un vero nuovo "sistema" di idealità in grado di generare nuove corali energie e strumenti e sprigionare le ricchezze delle responsabilità laicali, è offerta dalla Storia dei cattolici impegnati nel sociale e dal lascito rappresentato dal contributo determinante alla ricostruzione che nel 1943 i laureati cattolici diedero anzitutto con l'elaborazione dei Principi dell'ordinamento sociale, a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli (conosciuti con il titolo di Codice di Camaldoli) e poi con l'impegno di molti di essi alla vita politica, economica e sociale dell'Italia sulla via della rinascita.

Un ritorno allo spirito e al metodo di Camaldoli è da tempo, a vario modo, auspicato. Per alcuni è solo un riferimento ideale affidato alla storia, per altri è una concreta base operativa per costruire la nuova impegnativa missione del cattolicesimo sociale del nuovo secolo. Che però presuppone di non dimenticare lo stretto collegamento del cattolicesimo con la storia del nostro Paese e non disperderne il patrimonio.

Non da oggi, del resto, il Codice di Camaldoli costituisce un riferimento fisso della sociologia cristiana. Scriveva Paolo Emilio Taviani sul numero 4/1984 di CIVITAS: "In questi ultimi anni si è risvegliato l'interesse per il Codice di Camaldoli. Esso era stato il testo base sul quale erano orientati i democratici cristiani nel loro contributo alla stesura delle norme costituzionali, specie nella III Commissione della Costituente. Dopo di allora, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, il ricordo di Camaldoli si è andato purtroppo affievolendo".

È più che lecito attribuire la progressiva emarginazione dei cattolici dalla vita politica e soprattutto dalla completa costruzione dello Stato Sociale permeato di giustizia e solidarietà cristiana, anche all'affievolirsi della rivendicazione di tale patrimonio di intelletto da parte dei cattolici, ai quali la storia offre oggi una ulteriore occasione per rigenerare idee, contributi e partecipazioni di volontà – rinvigorite dalla linfa rigeneratrice del meritorio passato – alla gestione di un difficile momento dell'Italia e alla certezza del suo futuro. Futuro che non va solo evocato, ma reso possibile.

Un aspetto che colpisce chiunque vada al fondo delle analisi sul decadimento della presa dei cattolici sul sociale che si esprime con la politica, è una sorta di diffusa "smemoratezza". Viene in mente l'episodio riferito nel libro IX dell'Odissea di Omero sullo stato dei compagni di Ulisse che mandati ad esplorare un'isola non volevano più ritornare, ma invece restare là, insieme ai Lotofagi, a mangiare il loto della dimenticanza.

Camaldoli – quindi – come ritorno necessario ad un "metodo" di riflessione in grado di far capire come si è arrivati alla situazione degli attuali turbamenti; alla scarsa capacità di far prevalere le "idealità" alle "ideologie" crollate: al processo di secolarizzazione della nostra società e, più grave ancora, far capire come e perché organizzazioni e strutture deputate a rappresentare e formare vivai di vitale importanza per l'impegno dei cattolici in politica, abbiamo tolto la politica dalla destinazione di tali energie. Dando così luogo a una grave carenza di pensiero politico e di capacità di vedere il nuovo da parte di chi si riallaccia alla formazione cattolica e pertanto ha l'obbligo di contrastare l'avanzata della secolarizzazione sempre più diffusa.

Camaldoli – allora – come rinascita culturale marcata da precisi e decisi traguardi di vita sostanziata di giustizia sociale che la mondializzazione ha reso anelante, globale meta di tutti i popoli.

C'è una generale e grave carenza di "intelligenza delle cose", di capacità di comprensione della situazione. Una sorta di impotenza che prima di essere politica è culturale e impone di riscoprire una cultura che faccia crescere nuove generazioni di giovani e quindi di cittadini e che sappia investire di se anche quel singolare luogo di esercizio della carità che – come diceva Paolo VI – è la politica. Una vera istanza formativa che unisca il sapere offerto dal patrimonio culturale del cattolicesimo sociale con le evoluzioni dei tempi proiettati verso il futuro.

Camaldoli – ancora – come rinnovato luogo di mediazione tra generazioni rinchiuse in loro stesse e incomunicabili per la scomparsa dei luoghi di confronto e di formazione per arricchirsi, completarsi ed essere uniti. Ed essere in grado di contribuire a superare una distruttiva crisi di civiltà.

Camaldoli, infine, come occasione imposta dalla storia, per rivisitare in fondo il rapporto cattolici e politica alla luce del pluralismo imposto dal tempo che viviamo.

A volte si gira il mondo per cercare quello di cui si ha bisogno, poi si torna a casa e lo si trova: la casa del "Tesoro" potrebbe essere un ritorno allo spirito di Camaldoli.

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CIVITAS ha dato in passato un notevole contributo alla diffusione e successivamente al risveglio dell'interesse nei confronti della svolta promossa nel 1943 dalla costituente cristiana di Camaldoli.

Notevole l'edizione 1984 con saggi di Paolo Emilio Taviani, Maria Luisa Paronetto Valier, Mario Falciatore ed i contributi di storici, intellettuali e politici di allora.

Accogliendo e interpretando lo spirito che avanza e il fabbisogno di stimoli e di idee sofferto oggi dal mondo cattolico proiettato nel sociale, CIVITAS ripropone alcuni aspetti essenziali di Camaldoli. Una rivisitazione strettamente interpretativa dei metodi, delle idee e degli indirizzi che ha offerto alla rinascita dell'Italia, alla sua ristrutturazione morale, al suo progresso di libertà e di democrazia.

Lo scopo è anche quello di offrire, a ogni attento e interessato lettore, la possibilità di verificare quanta parte del Codice di Camaldoli sia divenuta sostanza del progresso di libertà e di democrazia fatto da allora dal nostro Paese; quanta parte di esso sia rimasta allo stato di enunciazione, ma soprattutto, quanta e quale parte sia dovere dei cattolici di integrare, completare, aggiornare e attuare nell'avanzare di tempi nuovi velocemente proiettati verso il futuro. In definitiva, un "ritorno a Camaldoli" non soltanto ideale e commemorativo, ma di sostanza "missionaria" rinnovata e per tornare a essere protagonisti.

L'intento è affidato:

Per l'attualità, a contributi di Ernesto Preziosi (Il Codice di Camaldoli: Storia e attualità di una esperienza), Renato Balduzzi (Perché ripartire da Camaldoli - Le linee di un progetto), Fabio Ciceroni (Rivisitazione del Codice di Camaldoli – Riflessioni, Principi, Valori), Gerardo Bianco (Ricostruire la "Riserva Etica" dei cattolici), Giuseppe Sangiorgi (Il Codice di Camaldoli e la realtà politica di oggi. Un'idea federativa)

Per il ricongiungimento alla Storia, alla pubblicazione integrale degli Enunciati Preparatori della Settimana di Camaldoli (18-24 luglio 1943); al testo originale sui Principi dell'ordinamento sociale, a cura di un gruppo di studiosi amici di Camaldoli (1945); ai testi degli articoli che commentano e integrano i suddetti documenti, di Mario Falciatore (La "Terza via" – 1984), di M. Paronetto Valier (La redazione del Codice di Camaldoli – 1984), di Paolo Emilio Taviani (Perché il Codice di Camaldoli fu una svolta? – 1984-1988).

Amos Ciabattoni