n. 2-3 - 2012

Recensione

«Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me». Con queste parole, riprese dal nostro presidente del Consiglio, Mario Monti, nell’ultimo discorso di commiato dopo le dimissioni da Capo del Governo, Alcide De Gasperi si era rivolto alle nazioni nella Conferenza di Pace di Parigi, il 19 agosto 1946, allorquando si doveva decidere la sorte del nostro Paese, anche in merito all’affidamento delle ex colonie (Libia, Eritrea e Somalia) per le quali De Gasperi svolse un’intensa e decisiva attività diplomatica, finalizzata al favorire il reinserimento dei lavoratori ed imprenditori italiani in quei territori e per sostenere il nascere di un’effettiva libertà e democrazia.

È a questa storia che si ispira il bel volume “Alcide De Gasperi: “partecipare alla ricostruzione del mondo”, edizioni Rubbettino 2012, firmato da Remo Roncati, studioso appassionato dello statista trentino, al quale aveva già dedicato la ricerca dal titolo “Lasciate che lo spirito di libertà soffi” e che ben conosce il corno d’Africa, avendo diretto dal 1954 al 1966 il Collegio Professionale Agraria di Genale-Merca (Somalia), unica istituzione scolastica lì esistente, operando nei quadri dell’Afis e dell’Assistenza tecnica ed autore di numerosi volumi sulla storia del territorio somalo, nel particolare rapporto con l’istruzione.

Nel testo, l’azione di De Gasperi si sviluppa ed è tratteggiata dall’autore secondo tre linee direttrici che ispireranno sempre l’opera politica degasperiana sia in campo nazionale che internazionale.
La prima orientata a consentire all’Italia di mantenere una produttiva attività in Eritrea, Somalia e Libia, dove gli italiani avevano realizzato opere di ampio e riconosciuto valore civile con grandi sforzi finanziari, eliminando la piaga della schiavitù e costruendo città ed infrastrutture edili civili, ma soprattutto sviluppando una pacifica e proficua collaborazione con i popoli locali.
La seconda linea di De Gasperi, analizzata nel testo, è quella finalizzata ad ottenere la revisione del Trattato di Pace di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947, che imponeva gravissimi sacrifici al nostro Paese, già fiaccato ed indebolito dai cinque anni della Seconda Guerra Mondiale (basti pensare che solo con il Trattato di Osimo del 10 novembre 1975, venne risolta definitivamente la “questione Trieste”). Gli sforzi di De Gasperi in questo senso saranno premiati sia dall’attuazione del Piano Marshall, descritto nel testo come unica via d’uscita per la rinascita finanziaria dell’Europa e che gli Stati Uniti consideravano la vera base per la ricostruzione industriale italiana, ma anche occasione per far sì che l’Italia potesse essere ascoltata in campo internazionale anche fuori dai confini Europei, e sia dall’affidamento temporaneo per dieci anni dell’amministrazione fiduciaria della Somalia che iniziò ufficialmente il 1 aprile 1950, al quale fece seguito l’indipendenza della Libia, sotto il governo di re Idris I, il 24 dicembre 1951, e la consegna, da parte della Gran Bretagna, alle autorità etiopiche dell’ex colonia italiana eritrea, il 15 settembre 1952.
La terza linea, infine, è quella relativa al lavoro svolto da Alcide De Gasperi con l’allora ministro degli Esteri, Carlo Sforza e con tutta la diplomazia italiana, per l’ammissione dell’Italia all’Onu, che avverrà ufficialmente solo nel dicembre 1995, a oltre quarant’anni di distanza dalla scomparsa del grande statista trentino avvenuta il 19 agosto 1954.

Il testo, scritto in un linguaggio chiaro e semplice anche per i non addetti ai lavori, è impreziosito da una autorevole prefazione della figlia di Alcide De Gasperi, Maria Romana.
Emanuele Mariani
Giornalista, studioso della storia dei partiti politici



Recensione del volume di Remo Roncati, Alcide De Gasperi. Partecipare alla ricostruzione del mondo, Rubbettino 2012