n. 2-3 - 2012

Presentazione

Sono ormai tre anni che Gabriele De Rosa ci ha lasciato, ma il suo ricordo è sempre vivo e la sua lezione non ha perso la ricchezza e la freschezza che abbiamo conosciuto nel corso del suo lungo magistero. Nel corso di questi tre anni, non sono mancate importante occasioni di riflessione e di studio sulla sua lezione, sul suo impegno di studioso, di intellettuale, di docente, di organizzatore culturale, di esponente della vita pubblica e politica del nostro paese.
I convegni e seminari svoltisi a Salerno, a Potenza, a Roma, e a Vicenza, assieme alla pubblicazione di un intero numero della rivista Ricerche di storia sociale e religiosa, articoli e saggi apparsi in diverse pubblicazioni, sono altrettanti testimonianze di quanto la figura di De Rosa ha trovato un ampio e significativo riconoscimento del ruolo di primo piano da lui svolto dagli anni quaranta del Novecento al primo decennio di questo secolo.
Dobbiamo,ora, essere grati a Filiberto Agostini, che con questo libro ci offre un significativo contributo sulla biografia intellettuale di De Rosa, soffermandosi in particolare sul suo intenso e felice rapporto con il Veneto.

Il libro, dal titolo Gabriele De Rosa tra Vicenza, Veneto ed Europa orientale, ripropone, infatti, alla nostra attenzione l’attività scientifica, didattica e culturale svolta da De Rosa in Veneto nel corso di lunghi anni. Il volume raccoglie una serie di saggi di allievi e amici di De Rosa quali Agostini, Michele Cassese, Carlo Ghisalberti, Alba Lazzaretto, Fulvio Salimbeni, Mario Serafin, Giovanni Zalin, Giovanni Luigi Fontana, Francesca Lomastro e Giorgio Cracco. Ognuno di questi saggi affronta temi e problemi che hanno fortemente contrassegnato il ruolo scientifico di De Rosa nel campo delle ricerche storiche in area veneta.

L’esperienza vissuta da Gabriele De Rosa in Veneto comincia negli anni Sessanta quando approdò all’Università di Padova, chiamato come professore ordinario di una delle prime cattedre di Storia contemporanea – una disciplina che fino allora non rientrava tra le materie d’insegnamento universitario.

La presenza a Padova gli consentì di allacciare una serie di amicizie e di contatti, destinati a costruire una ricca e intensa collaborazione con la realtà culturale veneta, che produsse importanti studi e ricerche sulla storia della Chiesa e del cattolicesimo in quella Regione. Non a caso, assieme ad amici e colleghi,diede vita, nel settembre 1966, al Centro studi per la storia della Chiesa nel Veneto, a cui seguì, nel 1975, la nascita, a Vicenza, dell’Istituto per le ricerche di storia sociale e di storia religiosa.

Non va dimenticato che negli stessi anni De Rosa costruiva analoghe iniziative nel Mezzogiorno. Nel 1968 dando vita al Centro studi di storia sociale e religiosa per il Mezzogiorno, che divenne poi Centro studi per la storia del Mezzogiorno, e conobbe ulteriori sviluppi con la nascita nel 1974 della sede di Potenza, trasformata poi nel 1983 in “Associazione per la storia sociale del Mezzogiorno e dell’area mediterranea”.

Di particolare rilievo fu anche il ruolo che svolse a Roma, sia in seno alle Edizioni di Storia e letteratura, che tra l’altro divennero il punto di approdo della numerose ricerche avviate sia in Veneto che nel Mezzogiorno, e che videro nel 1972 la nascita di una rivista (Ricerche di storia sociale e religiosa) che grazie a De Rosa divenne punto di riferimento per gli studi socio religiosi in Italia e in Europa.

A questa attività già cosi ricca e intensa si aggiungeva l’impegno in seno all’Istituto Sturzo di Roma, ove De Rosa aveva iniziato la sua collaborazione sin dagli anni Cinquanta, allorché lo stesso Sturzo, nel 1958 lo volle tra i docenti che dovevano tenere le lezioni del primo corso riservato a giovani laureati. Nel 1974 entrò nell’assemblea dei soci dell’Istituto, nel 1976 entro nel Consiglio d’amministrazione e nel ‘79 ne assunse la presidenza. Intervenendo all’Assemblea dei soci dell’Istituto il 2 maggio 1979, affermò che «Un istituto di cultura non è fatto solo di un edificio, di una biblioteca, di un archivio. La sua esistenza è tanto più valida, quanto più esso è presente con una sua personalità nella vita culturale del paese».

Ma il quadro così complesso e articolato di iniziative e attività non dovevano essere, per De Rosa, avulse le une dalle altre, ma erano invece riconducibili ad un unico disegno complessivo al fine di realizzare un lavoro coordinato che doveva privilegiare – disse – «quel modo di fare storia, per il quale il religioso, la pietà popolare, la spiritualità non sono qualcosa di subalterno rispetto al politico e all’economico, ma essi stessi sono fattori del processo storico-sociale».

Non può non sorprendere la straordinaria capacità di De Rosa di divenire punto di riferimento e catalizzatore di progetti di studio e di ricerca in luoghi diversi e lontani, dalle regioni meridionali, quali la Campania e la Basilicata,a Roma, e al Veneto, costruendo, tra l’altro,significativi momenti d’incontro tra studiosi di diverse realtà territoriali del nostro paese (penso ai convegni di Capaccio e Maratea negli anni ‘70), con l’attenzione a cogliere soprattutto le diverse fisionomie di una storia destinata a delineare i tratti caratteristici di aspetti di cultura religiosa e di religiosità popolare espressione di differenti storie e influenze.

Un aspetto che Alba Lazzaretto sottolinea con grande efficacia, in questo volume, quando scrive: «Appare straordinario, visto a tanti anni di distanza, questo ponte culturale tra il nord, il centro e il sud della penisola, che de Rosa riuscì a costruire grazie ad una caparbia attività di ‘pellegrino della cultura’, che continuamente percorreva le strade che congiungevano i vari centri delle sue iniziative culturali, portando ovunque – di persona – il soffio del suo entusiasmo, ma anche del suo rigore» (p. 47).

Ma il libro curato da Agostini ci offre,soprattutto, una ricca e puntuale ricostruzione della presenza di De Rosa in Veneto, a partire dalla sua esperienza padovana, alla fondazione dell’Istituto di Vicenza e alla molteplici attività di ricerca da lui stesso avviate e promosse con l’aiuto dei suoi allievi che in gran parte sono presenti nelle pagine di questo libro.

Potremmo dire che grazie alla lezione di De Rosa, filtrata attraverso la storia della pietà di De Luca e le suggestioni della sociologia religiosa di Gabriel Le Bras – come sottolinea Agostini nel suo saggio – prendono consistenza le numerose ricerche avviate sul tema della religiosità popolare, della pastoralità, della santità, nel rapporto tra la fede e le istituzioni ecclesiastiche, non alla luce dei problemi gerarchici o delle diatribe teologiche, ma nel tentativo di cogliere gli aspetti di una religione inserita in un tessuto civile e in una realtà sociale ed economica.
Questo libro ci aiuta anche a ricordare un lungo percorso di studi, di ricerche, ma anche uomini c donne che al fianco di De Rosa hanno collaborato al suo disegno.

Vorrei ricordare in particolare la figura di Angelo Gambasin, che fu al fianco e a sostegno di De Rosa sin dai primi anni padovani, figura di straordinaria gentilezza, d’intensa religiosità ma anche di grande intelligenza storica. Al momento della sua morte, nel 1990, così De Rosa lo ricordava nel suo diario: «si è conclusa come Dio ha voluto, la vicenda di una affettuosa amicizia, divenuta cultura, pietà, amore di Dio insieme. Incominciammo il nostro lavoro insieme, nel 1965, presso l’Archivio di Stato di Padova: tutta la storia è nei verbali che pubblicammo l’anno scorso a cura di Agostini. Don Angelo ha sposato tutti i miei figli, me e Sabine, ha raccolto i dolori, le effusioni sentimentali, i dubbi dei miei. Gabriella lo ebbe sempre molto caro. Con quella sua premurosa ansia per il destino della propria anima, con trasporto attendeva di incontrarsi con Gambasin».
L’altro nome che vorrei ricordare è quello di Silvio Tramontin, che De Rosa definisce prete «cattolico romano fermo e sicuro» e che fu per De Rosa punto di riferimento significativo nella realtà di Venezia e del suo archivio diocesano.
Ma questo libro va anche al di là dei confini del Veneto, soffermandosi, con saggi di Agostini, Lo Mastro e Cracco, sulla felice intuizione di De Rosa di allargare il campo delle sue ricerche storiche sociali e religiose oltre il Veneto, nell’area adriatica e balcanica e poi verso l’est europeo verso l’Ucraina. Come ha sottolineato Sante Graciotti, «l’Ucraina è stato l’ultimo suo grande amore, vissuto come sempre con grande partecipazione emotiva. Si trattava di rendere giustizia a un popolo ingiustamente tartassato dalla storia e dagli uomini: in quell’ultimo grande amore riviveva il senso che alla vita De Rosa aveva voluto dare fin dall’inizio del suo cammino di uomo e di studioso dove la ricerca della verità si coniugava indissolubilmente a quella socio-politica della giustizia» (Ricerche di storia sociale e religiosa, n 78, luglio dicembre 2010, pp. 153-54).

Il volume è arricchito anche da un’appendice in gran parte dedicata ai brani dei diari di De Rosa, che ci consentono di rivivere i suoi pensieri e i suoi giudizi sulla intensa e vivace attività culturale e scientifica in Veneto, assieme a riflessioni sugli eventi che attraversano la storia politica, sociale ed economica del nostro paese che ci aiutano anche a cogliere la sua straordinaria capacità di leggere e interpretare uomini ed eventi, a volte drammatici, che hanno accompagnato la nostra storia e la sua esperienza anche a livello politico come parlamentare sia al Senato che alla Camera, con la sua autonoma e severa capacità di giudizio su uomini e cose della nostra complessa e tormentata vita politica nazionale.

Ma direi che il diario rifletto soprattutto quel suo straordinario ruolo di “pellegrino della cultura”, di cui parla Alba Lazzaretto, assieme all’intenso rapporto che riuscì a costruire e mantenere con un gruppo di studiosi giovani e meno giovani, che gli furono vicini e vissero le sue frequenti presenze in Veneto, gli incontri di studio ma anche i momenti conviviali, con la dedizione e l’affetto nei confronti di un maestro e di un amico.
Francesco Malgeri
Professore emerito di Storia contemporanea



Presentazione del volume Gabriele De Rosa tra Vicenza, Veneto ed Europa orientale. Ricordando alcuni itinerari di ricerca, a cura di Filiberto Agostini, Coop. Libreria editrice Università di Padova, Padova 2012