n. 2-3 - 2012

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Ho incontrato il dio Mercato finanziario. Non chiedere chi mi ha condotto al Suo cospetto né come e quando l’evento si è verificato. Non lo so. All’improvviso, mi sono trovato in una grande stanza circolare, tappezzata di telefoni e computer, con un enorme tavolo rotondo, anch’esso pieno di telefoni e computer e, al centro, seduto, c’era Lui, il dio Mercato Finanziario.
Il tavolo era per metà buio e per metà illuminato. Lentamente, da un lato la parte buia si veniva illuminando e, contemporaneamente, dal lato opposto si veniva oscurando la parte illuminata. Anche la sedia con sincronia si spostava, permettendo a Lui di osservare sempre la parte illuminata.
Aveva uno sguardo avido, teso, infuocato. Un viso dai tratti tirati, non abituato al sorriso. Sapeva esattamente, tra i tanti, a quale telefono rivolgersi per impartire i suoi ordini. Sui monitor vedevo tabelle, linee, diagrammi, istogrammi che continuamente si modificavano e sempre a seguito delle Sue direttive.
Vedendomi, alzò il suo infuocato e irruento sguardo su di me, rendendo così la mia espressione ancora più impaurita e, con voce minacciosa, mi parlò: «Ti ho fatto portare qui, davanti a me, perché tra gli umani sei caparbiamente e superbamente convinto che la crisi che oggi sta conoscendo l’Europa sia dovuta alla libertà assoluta che mi è stata concessa, al fatto che posso movimentare notevoli quantità di partite finanziarie in forma del tutto deregolamentata. Tu, incrollabilmente convinto, vai sostenendo che è questa deregolamentazione che si registra sui mercati finanziari, accanto alla mancanza in Europa di una Banca Centrale prestatrice di ultima istanza, la causa che determina, genera e alimenta tutte le altre forme di crisi.