n. 2-3 - 2012

Prefazione

L’Italia del 2012 è stata l’Italia della techne e della presunta ratio economica risanatrice, che mal ha svolto i propri conti con il pathos, il sentimento, le passioni, le aspirazioni, le speranze e le illusioni dei nuovi martiri indistinti, straziati alle porte della Terza Repubblica. Il “pareggio di bilancio” forzoso sforza e sferza tuttora corpi dall’anima infranta, in nome d’una auspicata risoluzione però inefficace, che viziosamente sfiorisce e asseta, generando, infeconda, insolute questioni all’orizzonte, per chi ha ancora vigore d’uno sguardo. La nazione, seppur ne esista un cardine spirituale unitario sempre di là da venire, è affamata, sfinita demoralizzata.
«Ahi serva Italia[…]» (1) : quante cose da fare! In questo agendae rei tempus, nessuno spirito d’Italia pare così ardito da ergersi a vessillo d’una nuova idea che sia rinascita e fede in un futuro apparentemente non più in vista. Sapere in quale direzione incitare il galoppo, fare, spronare senza avere sentiero dinanzi agli occhi che possa essere seguito, dove ogni rotta è nebbia. L’Italia, oggi, incipiente destriero che turbina su se stesso, chiedendo senso e direzione alla corsa. Senso smarrito, volto contrito, cuore in tempesta, animo in folle mania dolorosa, gocce battenti che cancellano ogni traccia di via.


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1. Dante, Pg. VI, 76.
Laura Balestra
Ricercatrice storica



«[…] L’idea moderna di nazione […] è coscienza piena di se stessa, della propria ‘individualità’, costituita dal passato e dal presente, dalle tradizioni storiche come dalla volontà attuale di essere nazione»