n. 2-3 - 2012

Prefazione

Nel contributo del Prof. Giuseppe Alvaro l’analisi si fa meno problematica per divenire, in alcuni passaggi, più perentoria. L’autore con ciò segnala che non c’è più spazio per ammiccamenti intellettuali: ormai i nodi sono venuti al pettine e le decisioni dei prossimi mesi saranno decisive per l’avvenire dell’Europa e del nostro paese, gravato da un enorme debito pubblico.
Una prima indicazione è che, allo stato attuale dei fatti, non ci si può aspettare molto dalla solidarietà europea e che si deve prendere atto che né l’Italia né l’Europa sono ora in grado di offrire soluzioni alla crisi finanziaria. Si è creato l’euro ma non gli strumenti di protezione a difesa della moneta unica né quelle politiche comuni oggi in grado di fronteggiare gli attacchi di uno sregolato capitalismo finanziario che distrugge ricchezza, anziché crearla, aggravando le disuguaglianze e i disagi sociali.
Alvaro non manca di indicare in questa endemica debolezza europea la causa della sua esposizione agli effetti dei vari declassamenti delle Agenzie di rating, che, agendo sugli “spread” alterano le condizioni di concorrenza fra paesi forti e paesi deboli nei costi per il rifinanziamento del debito pubblico. La Germania può rifinanziarsi a tassi di interesse inferiori all’inflazione; i paesi periferici (Italia compresa) si trovano avvitati in un circolo vizioso in cui politica del rigore e depressione economica si auto-alimentano sotto la pressione di un mercato finanziario sempre più esoso. Queste disparità, se possono soddisfare gli egoismi nazionali, non impediscono l’esposizione della moneta unica alle tensioni del mercato mondiale dei capitali che stanno soffocando la capacità di crescita dell’intero continente. Non è senza ragione se paesi come la Gran Bretagna ed il Giappone che presentano fondamentali non meno preoccupanti per la loro sostenibilità, siano al riparo dagli interventi delle Agenzie di rating, vincendo, almeno fino ad oggi, la guerra del debito, a livello globale, che consiste nella capacità di rifinanziarsi alle migliori condizioni.
Alvaro è perentorio nell’indicare per l’Europa una via di uscita. Un nuovo Trattato europeo che punti solo sulla disciplina fiscale dei singoli paesi, senza le compensazioni di una rete di protezione che riattivi il ruolo della BCE e l’efficacia dei Fondi salva stati, nella prospettiva di uno stimolo alla crescita complessiva, non può che alimentare il gioco della selezione darwiniana che emargina i paesi più deboli. La soluzione non può essere allora che la spaccatura o il collasso dell’euro che nessuno può condividere.
Giuseppe Alvaro
Facoltà di Statistica dell’Università di Roma “La Sapienza”



«Quanto è accaduto e sta accadendo in Europa dimostra che […] È il tempo di guardare in faccia la realtà, la quale indica che oggi non è visibile alcuna seria volontà politica di perseguire una credibile prospettiva di un’Europa unita»