n. 2-3 - 2012

Prefazione

Si discute, in Europa e nel mondo, del futuro dell’euro: incerto, difficile, forse necessario.
Nella prima parte di questa riflessione si prenderanno in esame tre casi: 1) l’abbandono della divisa europea da parte di tutti i paesi aderenti; 2) l’abbandono da parte di un paese “grande”; 3) l’abbandono da parte di un paese “piccolo”.
In questo primo scenario si considereranno solo ipotesi di tipo negoziale e non traumatico in cui siano affidati poteri ad una commissione (di emanazione burocratica, politica o mista) la quale debba considerare criteri che siano condivisi dagli attuali paesi aderenti.
Nel secondo scenario di questa riflessione, invece, si considereranno ipotesi di mancato accordo fra i paesi, con eventuali atteggiamenti ritorsivi o loro minaccia reciproca.
Seguirà un terzo scenario in cui si prendono in considerazione ipotesi di possibile sopravvivenza dell’euro: a) con doppia circolazione monetaria e varie tipologie valutarie all’interno di ciascun paese; b) con una “riforma” tempestiva degli attuali “Trattati” volta all’abbandono della contraddizione tra ricerca di convergenza attraverso parametri puramente finanziari – arbitrari, “uguali” per tutti solo formalmente – e rimedio delle politiche di coesione finalizzato ad affrontare le disparità più evidenti; per accedere, invece, ad un nuovo modello di sola convergenza basata su parametri reali capaci di promuovere la tendenza alla coesione e non il suo contrario, in un contesto di armonizzazione delle normative vigenti nei vari paesi membri.
Nino Galloni
Economista



«È possibile salvare l’euro sia confinandolo al ruolo di mera moneta internazionale, sia rivisitando radicalmente i Trattati allo scopo di sostituire gli arbitrari parametri di convergenza - solamente finanziari - con criteri reali che tengano conto delle possibilità di sviluppo dei singoli paesi».