n. 2-3 - 2012

Prefazione

Osservazione condivisa dal governo Monti che su tale tema ha richiamato l’impegno delle parti sociali, mettendo sul tavolo anche risorse pubbliche e le parti sociali stanno lavorando in tale senso. Tutto bene quindi? Non sembra se guardiamo al di là della retorica delle dichiarazioni ufficiali. Per i lavoratori e loro rappresentanti prevale ancora la vecchia concezione tayloristica della produttività, sinonimo di sfruttamento e di restringimento delle opportunità occupazionali. Per le imprese la scarsa produttività è soprattutto determinata da fattori esterni, “l’environment business” nell’intento di deviare l’attenzione dalle scelte gestionali interne che chiamerebbero in causa il ruolo dei lavoratori e della contrattazione collettiva.
Il contributo che segue propone una strategia produttivistica che rifletta le nuove condizioni della produzione ove ciò che più conta non è la massimizzazione della produzione e la minimizzazione dei costi, ma la creazione, a livello di impresa, di nuovi prodotti, nuovi processi produttivi, nuove istituzioni di partecipazione, nuove competenze, in grado di aumentare il valore aggiunto creato pro-capite, a partire dai costi dei fattori impiegati. Se è cambiata la strategia della produttività deve parallelamente cambiare la strategia delle parti sociali nella ricerca di una nuova convergenza di interessi che deve spostare il baricentro del confronto, a livello decentrato, laddove effettivamente si crea la produttività e si determinano le condizioni organizzative e salariali per la condivisione di un tale obiettivo.
La ripartizione di competenze tra contratti nazionali e contratti decentrati, la distinzione fra diritti indisponibili e tutele sociali rinegoziabili, sono i nodi gordiani che vanno recisi. Lo richiede la posta in gioco perché una mancata intesa affiderebbe agli automatismi di mercato la selezione darwiniana delle imprese vincenti e di quelle perdenti sul piano della competizione produttivistica, consolidando una contabilità demografica in atto che vede più decessi che nascite.
Giuseppe Bianchi
Presidente dell’ISRIL



«Il confronto in tema della produttività non può essere lasciato ai pregiudizi degli opposti schieramenti». Il diverso andamento della produttività in Italia, rispetto agli altri paesi della moneta unica, può essere assunto come indicatore sintetico delle divergenze che ci penalizzano.