n. 2-3 - 2012

Prefazione

■ Con il consenso dell’editore pubblichiamo un saggio che introduce all’ultimo libro di Franco Riva: Bene comune e lavoro sociale, Edizioni Lavoro, Roma 2012, 237 pp. (prefazione di Raffaele Bonanni). Come al solito il libro è chiaro, originale, stimolante. Si tiene a distanza dai luoghi comuni, dalle retoriche e dagli slogan di parte. Si confronta in modo utile, e inedito, con i Codici Etici Mondiali.
Sprofondati in una crisi dai risvolti molteplici spuntano all’improvviso, come i conigli dal cappello del prestigiatore, il senso di responsabilità, il bene comune e la solidarietà con gli altri. Di per sé niente di male, non fosse che sono chiamati in causa soprattutto per una contingenza difficile da cui bisogna uscire al più presto. Speriamo davvero che, superata la crisi, non ci si dimentichi pure di loro. Il pericolo incombe sul serio. Da una parte si è fin troppo solleciti nell’appellarsi al bene comune. Dall’altra parte si esprimono apertamente riserve e sospetti nei confronti del lavoro sociale che lo promuove. Non c’è bene comune senza lavoro sociale, come non c’è lavoro sociale senza bene comune. L’idea di lavoro sociale fatica tuttavia a essere compresa, sia in se stessa sia nel suo ruolo per la città democratica. È dentro queste difficoltà che si nutrono i ricorrenti attacchi contro le varie espressioni del lavoro sociale, dalla tutela del lavoro (il sindacato) alla scuola, dalla pubblica amministrazione all’assistenza, dalla cooperazione ai servizi educativi. Gli equivoci non vengono solo dall’esterno. Cosa ha a che fare il lavoro sociale, o l’agire in senso sussidiario, con la polemica viziata tra pubblico e privato, tra Stato assistenziale e libere intraprendenze fin troppo interessate, con la giustificazione dello smantellamento delle strutture collettive della convivenza? Ben poco. Il lavoro sociale non contribuisce al bene comune per pura forza di subentro o di sostituzione all’iniziativa pubblica. Ormai è sotto gli occhi di tutti: gli sprechi, le clientele, i privilegi riappaiano anche dal basso. Il lavoro sociale promuove invece il bene comune come bene di tutti, di una città giusta.

«L’insistenza sul buon cuore è il modo in cui la società confessa il dolore che procura».
M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo
Franco Riva
Filosofo, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano



«Il senso di responsabilità, il bene comune e la solidarietà con gli altri non possono venire usati come copertura per qualcos’altro, non come belletti dell’ultimo minuto, non come fucili puntati nell’ora dell’esecuzione capitale».