La democrazia difficile

La democrazia è difficile da gestire. Platone ed Aristotele, i padri del pensiero politico occidentale, se ne tenevano alla larga così come tutti i teorici del pensiero rivoluzionario.
Platone ci voleva governati dai filosofi che sanno sollevarsi dalle cose sensibili alle idee per poi volgerle a questo mondo per governarlo meglio. Aristotele affidava il potere ai medi possidenti per garantire la stabilità dello Stato contro gli opposti estremismi dei poveri e dei ricchi. Per non parlare poi dei rivoluzionari di ogni epoca che consideravano l’ “idiotismo” delle masse l’ostacolo principale alla percezione di quella “volontà generale” di cui si consideravano gli autentici interpreti. Anche la questione della democrazia ateniese, la prima grande esperienza dell’umanità, non era senza ombre. Il “demos” ateniese era una elite minoritaria che escludeva la grande massa degli schiavi e solo la piccola dimensione delle comunità locali consentiva l’effettiva partecipazione dei cittadini alle decisioni ed alle cariche pubbliche.  Senza dimenticare il genio di Pericle che per quasi quarantanni resse le fila della democrazia ateniese non disdegnando di sostenere le regole democratiche del consenso con l’elargizione di sussidi, pubbliche indennità, che diedero fondo alle entrate dello Stato.

GIUSEPPE BIANCHI
Presidente dell’ISRIL

« Va considerato che la democrazia, concepita originariamente come democrazia delle libertà, a difesa dello strapotere dello Stato, si è evoluta in una democrazia dei diritti politici, poi, diritti economici nell’esperienza socialdemocratica, per sconfinare ora nei diritti civili».