La democrazia che verrà

Non è senza qualche timore, e forse un poco di sventatezza, che si può affrontare di nuovo un tema come: “La democrazia che verrà”. Il difficile contesto sociale e politico suggerisce piuttosto disillusioni e stanchezze, che fanno sorgere scrupoli e incertezze al riguardo. Nella “democrazia che verrà” rimbalzano subito tante di quelle questioni che, per dare ordine al discorso, s’impone una scelta. Per quanto spesso poco considerato e valorizzato, proprio il rapporto tra la democrazia e il tempo s’impone come uno snodo talmente prioritario e centrale che, senza prenderlo in seria considerazione, risulterà poi quasi impossibile dare dei nomi, indicare delle strade, a quella democrazia che, pur essendoci già come istituzione e costume abbastanza diffuso, non è comunque ancora giunta compiutamente a se stessa.

L’elenco delle aspirazioni fondamentali e tuttavia disattese della democrazia sarebbe dunque lungo ma, guardando al suo intimo rapporto con il tempo del futuro, ne emergono tre in primissima battuta: una democrazia dell’accoglienza, una democrazia della solidarietà e una democrazia della partecipazione. Ciascuna di queste aspirazioni vede la democrazia in lotta con se stessa, nel senso che l’accoglienza, la solidarietà e la partecipazione sono nello stesso tempo annunciate e smentite, come annunciata e smentita è, attraverso di esse e i loro evidenti contrasti, la stessa democrazia.

FRANCO RIVA
Filosofo
Università Cattolica Sacro Cuore - Milano

« La democrazia non è mai del tutto compiuta […] L’incompiutezza è piuttosto il modo stesso di essere della democrazia […]. Il tempo della democrazia non è né il passato, né il presente, ma il futuro».