Cattolici, come fare politica?

● Il Forum di Todi dello scorso ottobre richiamò vasta attenzione.
Analisi e commenti hanno occupato largo spazio sui mezzi di informazione e si sono succeduti i dibattiti di approfondimento. Segnali, all’interno almeno del mondo cattolico, di un primo risultato centrato dagli organizzatori: fare discutere.
Chiaramente l’intento non era allora solo quello di suscitare una momentanea e quindi passeggera attenzione e curiosità, ma ben oltre mirava l’iniziativa, la cui “originalità” stava in alcuni elementi che la caratterizzavano.

Tra quelli più evidenti:

(1) Il Paese in grosse difficoltà; la politica autoretrocessa su posizioni di deresponsabilità; la tenuta sociale in crisi per l’allentamento di tutte le regole che presiedono alla gestione del “Bene Comune”; il tessuto connettivo del Paese e le sue fondamentali regole morali ed etiche, sfilacciato;  la prospettiva di elezioni anticipate; i partiti in profonda crisi d’identità, di funzione e di rappresentanza.
(2) L’insistente, come mai, spinta della Chiesa sui cattolici per spronarli a ricomporre le fila di una unità perduta.
(3) La diffusa convinzione, tra i cattolici soprattutto, che la forma partito non sia l’unica a consentire di “Fare Politica”.
(4) La composizione di una platea sufficientemente rappresentativa di aree, strutture, professioni e livelli culturali che mai in passato si sono sentiti e visti così disponibili ad un confronto tanto ravvicinato su temi che postulano il presupposto di impegni e spendite personali.

● Numerosa è la serie di iniziative, che a ridosso ne sono seguite, aventi per finalità la verifica della fattibilità di un Progetto il più possibile unitario per la ripresa di una partecipazione, diretta e autonoma, dei cattolici nella gestione del Paese.
Certo è che, qualunque sia il giudizio sul Raduno di Todi, il tempo chiarirà meglio se sia rimasta una iniziativa virtuosa da riproporre, potenzialmente ancora carica di stimoli transitivi condivisibili, capace di condurre i cattolici verso la nuova invocata unità, oppure una iniziativa anomala, per metodo, contenuti, tempismo e prospettive destinata a sbiadire.

● In sostanza se il tentativo messo in moto dovesse sembrare uno sterile “revival” di nostalgie di irripetibili epoche e piegato al vento del tempo contingente, allora si dovrebbe aprire, necessariamente, un altro tipo di discorso sul perché il mondo cattolico, pur avendo grande vitalità interna non riesca a metterla in campo con tutta a forza della sua unità.
E perchè, rimanendo fermo nel tempo, il mondo cattolico, pur autorevolmente spronato come non mai, non riesca a dare una risposta alla pressante domanda di “fare politica”, visto che “deve” farla per destinazione, perché “la Fede evita il disimpegno” (Benedetto XVI). E così rifuggire dal rischio di restare colpevolmente ai margini di un Paese (e di un mondo) in profondo epocale cambiamento.

● In un tale caldo contesto, l’Istituto Luigi Sturzo di Roma, ha promosso un Seminario permanente per la verifica delle fattibilità idonee a trasformare indirizzi culturali e programmatici (e le volontà), in un organico, unitario Progetto-Paese, la cui urgenza non consente rinvii, mettendo a disposizione il vastissimo patrimonio di cultura e di storia dei suoi archivi.

● Il filo conduttore che guida tale iniziativa è lo stesso tracciato dal Presidente della C.E.I. Cardinale Angelo Bagnasco, per il quale:

“È significativo che ampi settori della pubblica opinione abbiano richiesto l’apporto di che fa del “bene comune” l’asse di una buona politica, al di là di polarità che finiscono per esacerbare gli animi e suscitare contrapposizioni inutili. Da tempo Benedetto XVI ha richiamato all’impegno i cattolici italiani, sostenendo che la fede evita il disimpegno specialmente nei momenti di crisi e non accetta di essere ridotta alla pura sfera privata, senza incidere sulla costruzione della città in cui sono in gioco valori non solo economici ma più profondamente umani”. […] L’unità politica dei cattolici non si costruisce necessariamente tramite un partito. Anche se la storia non l’ha escluso. Domani, si vedrà. Ma l’unità si costruisce a partire da un complesso di valori che ha nella vita – dal concepimento alla conclusione naturale – nella famiglia e nella libertà religiosa il suo riferimento necessario: L’etica della vita è il presupposto dell’etica sociale che garantisce il bene comune, fatto anche di lavoro, casa, integrazione”[1].

-A queste parole fanno eco quelle di Mons. Crociata, segretario della CEI, ai responsabile

della novantasei scuole di formazione politica promosse dalle diocesi:

Non è un optional per i cattolici l’impegno in politica, anzi la loro presenza diffusa sul territorio già dice la volontà di reagire alla tentazione di chiudersi nel privato e di scaricare sugli altri l’incombenza di prendersi cura della cosa pubblica […] Dalla società italiana infatti sale una domanda, un bisogno oggettivo di partecipazione  e noi cattolici abbiamo la tradizione e la cultura adeguate per rianimare il senso della solidarietà e del bene comune nel territorio e in tutta Italia.[2]

-  Ma anche il pensiero di due “laici” e di un lucido esponente politico serve per i necessari stimoli: “Servono grandi riforma ma mancano i riformatori. Tutto questo chiama in causa i cattolici per responsabilità precise per quello che chiedono alla politica e per quello che danno all’elaborazione e all’azione politica”. E quindi: “Una generazione nuova di cattolici impegnati in politica è realisticamente possibile e precisamente è questa concreta possibilità a  rendere la cosa moralmente rilevante. Di una generazione nuova di uomini e di donne che hanno qualche possibilità di partecipare ad una iniziativa politica riformista capace di successo, capace dunque di cercare e costruire un alleanza politica con riformismi di altre ispirazioni, l’eredità viva del popolarismo può essere il motivo ispiratore. Di tutto questo si può dire che è possibile, forse anzi è ora”.[3]

-E stimolante è anche l’auspicio di Giuseppe De Rita quando scrive: “Sarebbe bello se [i cattolici ndr] potesse riprendere un ruolo dialettico nella gestione socio-politica di questo delicato momento della società, evitando la condanna a doversi difendere in polemiche terra terra”.[4]

-   Da Gennaro Acquaviva arriva una lunga, lucida e accorata analisi dell’attuale rapporto cattolici-politica[5] che merita di essere riproposta nel contesto di tutte le circostanze non soltanto italiane, che spronano le coscienze cattoliche a mobilitarsi davvero per il “bene comune”: « […] La mancanza di riferimenti politici e ideali che ha caratterizzato l’ultimo ventennio, non poteva on avere conseguenze negative anche nella vitalità della realtà cattolica di base; c’è quindi oggi la necessità preliminare di ribaltare questo ultimo contesto, tornando ad ancorarsi ai principi originari che motivarono la nascita in talia di un forte movimento cattolico, prima sociale e poi politico,  seguito dell’avvento di Leone XIII […]. E quindi: […] Ma a me sembra evidente che, se l’obiettivo è oggi quello di tornare a costruire le basi di un impegno politico per i cattolici, l’esigenza primaria che emerge dalle difficoltà del presente è quella di colmare innanzitutto l’enorme distacco tra l’agire sociale del cattolicesimo e la sua evidente difficoltà, o disagio, di poterlo tradurre in impegno civile. Se il “popolo” cattolico è concretamente assente e non partecipa alla vicenda politica, se esso preferisce rifugiarsi in una dimensione prettamente “parrocchiale”, sostanzialmente ristretta alla gestione dell’esistente del suo piccolo mondo, è del tutto inutile pensare di fissare per esso traguardi  obiettivi utili alla politica; […] Quello che intendo sostenere è che non vi è, dal punto di vista delle modalità, altro modo serio per costruire la presenza cattolica nella politica se non quello di “scegliere e mandare”, come sempre si è dovuto fare, autorevolmente, da parte della chiesa, in tempi eccezionali e tempestosi. Per concludere: […] Ai cattolici, qualcuno dotato di credibilità e autorità, deve parlare chiaramente, affinchè si convincano che una strada esiste – praticabile, non tutta stretta, non solo lastricata di parole  o di astratti principi nel dramma presente della politica assente; che esiste un’alternativa al nulla in cui si sentono immersi e impotenti; che le sigle e i grandi numeri  che gli vengono sbandierati dinanzi, se rimangono tali, se chi se ne vanta continua a stare al caldo nella propria cuccia corporativa, non servono a nulla o meglio servono solo a favorire coloro che intendono continuare a usufruire di rendite da succhiaruote, senza neppure pagare dazio. Questa alternativa sta, naturalmente e innanzitutto, in loro stessi: nella loro fede a nella loro carità, soprattutto in quella che oggi il Papa chiama la più alta forma della politica. Per concretizzarla e darle forma e sostanza basterebbe impegnarsi finalmente in un percorso praticabile e credibile, smettendola di fare interviste a tutta pagina o convegni infiniti, e semplicemente scrivendo, e facendo recapitare agli indirizzi giusti una “circolare organizzativa”, come si faceva una volta.
Per quanto riguarda il percorso, io seguirei questa traccia: costruirei partendo dalle parrocchie e organizzando incontri e “scuole” che vanno preparati, sostenuti e controllati, comitati capaci di conoscere il territorio, interpretarne le esigenze sociali vitali, estraendo e selezionando così singoli e gruppi impegnabili nella politica praticata; punterei, per ricominciare concretamente, dalle “piccole Patrie” e cioè da comuni e dalle loro articolazioni. Solo da qui è utile ripartire se si vogliono ricostruire gruppi dirigenti primordiali ma affidabili, che occorre guidare (e controllare) in loco verso una realizzazione della politica per il popolo, in grado di promuovere da lì una coscienza partecipata alla politica vera; cercherei quindi i promuovere, incentivare, diffondere (ma anche fiancheggiare e quindi governare) la presentazione di liste civiche a partire da quelle comunali, aperte e disponibili al confronto e al contributo di tutti».

● «Civitas», che dell’Istituto Sturzo è lo strumento che ne ufficializza e diffonde le finalità e le iniziative si propone di fare da stimolo e di abbattere ogni confine che tolga spazi all’argomento, e apre la collaborazione a tutti coloro che ritengono di poter contribuire alle analisi e al dibattito, con articoli e proposte che saranno fin d’ora graditi.

Amos Ciabattoni
Coordinatore editoriale



[1] Da intervista su «Corriere della Sera» (17 dicembre 2011) a cura di Aldo Cazzullo e Gian E. Vecchi.

[2] Da «Avvenire», 4 marzo 2012.

[3] Da L’Ultima chance. Per una generazione nuova di cattolici in politica (Diotallevi).

[4] «Corriere della Sera», 4 marzo 2012.

[5] Da «Il Foglio», 3 aprile 2012.