La nuova volontà

■ Todi è stata per noi delle Acli una grande opportunità per mettere in luce quella profonda volontà e anche quel percorso che già nel tempo avevamo iniziato ad intraprendere tra i cattolici italiani impegnati nelle diverse organizzazioni, diverse per storia, matrice culturale, modalità organizzative, ma unite profondamente dal radicamento nella Chiesa.
Mi riferisco a quel profondo desiderio di mettere in luce un nuovo slancio del pensiero, riprendendo le parole di Papa Benedetto della “Caritas veritate”. Abbiamo avvertito da più tempo che la nostra capacità di dare un contributo fattivo al nostro Paese, in un momento che è diventato drammatico, doveva partire innanzitutto su un nuovo slancio di pensiero. Non perché non avessimo alle spalle l’elaborazione, non perché le nostre organizzazioni non fossero abituate al loro interno ad elaborare, formare e costruire, ciascuno per conto proprio, una lettura della realtà e mettere in campo percorsi per interagire con essa. Ma perché doveva esserci una novità da far nascere dall’incontro uno slancio propositivo capace di spingerci a passare dalla elaborazione, dall’analisi, da quello che è stato più volte chiamato “pre-politico” all’interno di Todi e non solo, ad un impegno per la polis che può essere fatto in forme diversificate. Noi non ci trasformeremo in altro da quello che siamo e le nostre organizzazioni sono orgogliose della loro storia, della loro cultura, della loro identità specifica nel sociale pronte ad assumere ruoli che, in base alla storia e alla rinnovata volontà comune, siano rilevanti per il cambiamento politico del Paese. È questo il punto essenziale che mi pare sia emerso e condiviso a Todi.

· Chi si attendeva delle risposte immediate dal punto di vista propositivo forse è rimasto un pò deluso, ma chi, come noi, voleva verificare che effettivamente ci fosse questo comune sentire, e la capacità di mettere a sintesi il nostro pensiero e far sì che fosse unito, propositivo e capace di generare cose nuove, da Todi è uscito rincuorato. Cosciente che c’è moltissimo da fare, che i tanti percorsi differenziati che hanno caratterizzato la diaspora del mondo cattolico nei decenni passati non possono essere cancellati, ma che, per farli diventare elementi di sintesi propositiva, sarà necessario un percorso lungo.
Non ci nascondiamo poi che le vicende di questi mesi ci interrogano e ci spingono ad andare all’essenziale della nostra proposta. Credo innanzitutto che a noi tocchi, come cattolici e lo abbiamo detto a Todi, mostrare di avere una visione chiara rispetto al futuro del Paese che manca completamente di visioni e di prospettive certe: e queste ore di sbando dei mercati e della fiducia dei nostri concittadini lo dimostrano con crescente generale preoccupazione. Noi non abbiamo un leader, ma non abbiamo nemmeno una forza politica in grado oggi di parlare ai cittadini ed proporre un progetto sul quale andare insieme a scommettere.
Talvolta il disegno complessivo è più importante delle singole componenti e delle partecipazioni che poi bisognerà richiedere; e non saranno sacrifici da poco e di ciò dovremmo essere coscienti. E a Todi questa coscienza è emersa con chiarezza, tutti convinti che senza il disegno complessivo non si va da nessuna parte.

· Personalmente, come credo molti di noi, sono stato colpito dalla spregiudicatezza con cui, di volta in volta, si è parlato di riforma delle pensioni, cioè di quella che un tempo si chiamava la sicurezza sociale.
La pensione è uno degli elementi che più riguardano la serenità delle persone, la prospettiva di una vita serena in una fase nella quale non si può più provvedere a se stessi in maniera sempre attiva. Il notare che, di volta in volta, si facevano proposte, controproposte, si immaginava di andare in una certa direzione piuttosto che in un’altra, si susseguivano iniziative più volte contraddittorie e mai si indicava con esattezza qual’era l’obiettivo finale rispetto al quale dare certezze e garanzie ai cittadini, ci indica tutta la difficoltà di questo momento di dare lancio e spazio al nuovo, in sostituzione dell’abusato soprattutto nella parte più delicata e sensibile dei problemi sociali. È un esempio piccolo ma che connota tutto un quadro di incertezza globale e figlio di una mancanza di visione strategica della nostra politica.

· Un secondo elemento di prospettiva che a noi è richiesto, in virtù di quello che ancora oggi siamo, e non eravamo, all’interno del Paese, consiste nel dovere di sviluppare responsabilità e partecipazione democratica, in un momento in cui la disaffezione dei nostri concittadini, ed in maniera più preoccupante dei cristiani, sta diventando grave nel nostro Paese. Dati che abbiamo recentemente avuto da indagini demoscopiche serie, ci dicono che quasi il 50 per cento dei cattolici praticanti sono intenzionati a non assumersi responsabilità e partecipare. Dichiarazioni che hanno valore al di là del fatto che poi si realizzino o meno come realtà fattiva, alle prossime elezioni. Si capisce dunque quanto sia necessario un nostro impegno a tutto campo. Un impegno che nasca naturale dalla stessa natura e dagli stessi fini per cui sono nate le nostre organizzazioni.

· Le Acli, nel 1944, sono nate per dare la possibilità ai cattolici italiani di conoscere la democrazia e quindi poi di partecipare attivamente ed in maniera proficua alle elezioni che di lì a breve si sarebbero svolte e poi di contribuire in maniera fattiva alla difesa e allo sviluppo del sistema democratico del Paese. Quindi è naturale che le Acli conservino oggi tale obiettivo. Credo però che l’intero mondo cattolico sia oggi chiamato a mettere a frutto, per il bene comune del Paese, quella straordinaria forza di partecipazione civile che noi e tutte le organizzazioni del mondo cattolico continuiamo ad avere: e che anzi in questa fase difficile e delicata si stia manifestando più esplicitamente che in altri tempi. È vero, ed è stato ricordato più volte, noi delle Acli abbiamo per un certo periodo tagliato i ponti con il mondo della politica: dobbiamo oggi fare autocritica all’interno delle nostre organizzazioni sociali e tornare decisi in campo.

· A Todi è emersa chiarissima questa volontà. Dopo il fallimento conseguente alla prima esperienza (dopo il 1994) di fermento civico che vi era stata, e per il fatto che non si arrivò a fare riforme ch sarebbero state necessarie per il passaggio ad una vera seconda Repubblica, abbiamo conosciuto una fase di scoramento e di distacco progressivo delle nostre organizzazioni dall’impegno diretto in politica. E così quella che all’inizio era solo una differenza di vedute è diventata una distanza. E che non sia stata una cosa positiva, oggi lo registriamo con chiarezza. Però la nostra responsabilità è ora quella non solo di riconnettere a livello di organizzazioni i rapporti di relazione, ma di riaffermare anche la nostra volontà di partecipazione democratica dentro la vita delle Istituzioni.

· Infine sono convinto che da Todi sia emersa un’idea di riformismo cattolico, un riformismo che sappia stare dentro le grandi questioni del lavoro, del welfare, della riforma istituzionale, naturalmente con attenzione in primo luogo a giovani e a famiglie, che sono i grandi temi che da tempo continuiamo a dibattere. Un riformismo che abbia per base il principio che è necessario che i grandi valori di civiltà e democrazia che sono stati conquistati, non sono da considerarsi elementi marginali ma costituire il cuore del nostro rinnovato impegno. E dobbiamo radicalmente trasformare le modalità cooperative con le quali renderli transitabili dal passato al presente con prospettiva di futuro.
A fronte di ciò che sta avvenendo in questa fase della vita del nostro Paese con queste richieste insistenti, da parte di istituzioni relativamente democratiche (soprattutto bancarie e finanziarie), di trasformare gi equilibri del nostro modello sociale, credo che dobbiamo ancorarci con più forza a una visione riformista che abbia a cuore la conservazione di quei diritti che rappresentano i valori per noi irrinunciabili assieme anche alla consapevolezza che dobbiamo trasformare le forme e i modelli della loro esigibilità facendo sì che siano sostenibili nel mondo odierno e siano accessibili a tutti i cittadini in forma universale.

· Penso che questi orientamenti siano emersi dal Forum di Todi e quindi da qui dobbiamo e possiamo ripartire per promuovere ed esigere proposte mirate e specifiche idonee e compatibili con la nostra visione della società del futuro. I cattolici spesso nel nostro paese sono stati in grado di trovare ricette giuste per contribuire a superare difficili momenti. Non so se anche a noi sarà dato di avere questa fortuna. Quello che è certo è che ora più che mai siamo chiamati a portare speranza e consolidare la convinzione che il fine della politica è quello di fare felice la società realizzando il bene comune.

 



ANDREA OLIVERO
Presidente Nazionale ACLI

«Le Acli, nel 1944, sono nate per dare la possibilità ai cattolici italiani di conoscere la democrazia e quindi di partecipare attivamente ed in maniera proficua […] e di contribuire in maniera fattiva alla difesa e allo sviluppo del sistema democratico del Paese. Quindi è naturale che le Acli conservino oggi tale obiettivo».