Bartolo Ciccardini: un Amico che resta con noi

La scomparsa di Bartolo è stata un fulmine a ciel sereno. Nulla lo faceva prevedere. Soprattutto, aprendo il sito, quando ti dava il “buon giorno” con una sua nota di politica densa di cultura e di esperienza o quando puntualmente il suo giornale in rete “Camaldoli” ti forniva il sommario di tante riflessioni sui molti aspetti e problemi della vita vissuta giorno dopo giorno.

Bartolo è stato un combattente, sempre grato di quanto aveva ricevuto dalla sua lunga e intensa militanza politica e sempre desideroso di restituire qualcosa della sua esperienza, soprattutto se di incitamento e di esempio alle giovani generazioni. Fedele e coerente alle sue radici nate nel cuore della “Nuova generazione” nella quale collocava per intero e senza riserve il suo impegno culturale e politico.

Civitas e tutti gli amici dell’Istituto Sturzo, con i quali era di famiglia, lo rimpiangono, custodiscono il suo ricordo e… lo invitano a restare assieme.

Auspichiamo che il sito di Bartolo non resti muto e siano molti gli amici disposti a impegnarsi in tale impresa.

Ci piace spronarli pubblicando uno dei suoi ultimi e più lunghi ed elaborati commenti, dopo le elezioni europee del 25 maggio, lasciando titolo e preambolo di apertura.

  

Amos Ciabattoni

 

 

 

 

 

Panorama visto dall’alto sul terremoto del 25 Maggio
Roma 29/05/2014

 

“Sarò lungo. Approfitto del diritto di essere lungo perché, avendo sempre giudicato come praticabile l’offerta politica Renzi, essendomi stupito delle fantasiose avversioni che Renzi suscitava, essendomi indignato per l’assurda difesa del Senato da parte di quanti obliteravano l’orrendo mercato di senatori che ha caratterizzato l’ultima storia di questo istituto, avendo gridato l’allarme sui pericoli della proposta di Grillo, ho in qualche modo meritato il diritto di passare al capitolo successivo: “Che senso ha la vittoria di Matteo Renzi?”  

1.    Il primo giudizio da prendere in considerazione è stato lo scatto irato di Travaglio. Quando gli exit pool hanno, alle ore 23:00 precise, indicato un 33% che sembrava improbabile, Travaglio era infastidito ed incredulo. Quando, subito dopo, con una qualche indecisione dell’annunciatore, si arrivò ad un esagerato 43%, Travaglio ebbe uno scatto di ira: “Ecco quà, che questo è riuscito a rifare la DC!”. Era il giudizio più offensivo che Travaglio riuscisse a trovare nel suo repertorio, anche se a noi suonava come una promessa più che una minaccia. Prima domanda: “Questo risultato ha qualcosa a vedere con la storia della DC?”.

2.    L’unico commento che cerchi di esaminare il problema con occhio lungimirante mi sembra essere quello di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di mercoledì, 28 Maggio 2014. Secondo l’autorevole editorialista la causa prima di questa svolta era il movimento a tenaglia che era scaturito dal combinato disposto Renzi-Grillo. Il M5S sarebbe un inconfondibile “movimento di sinistra” che ha convogliato la rabbia per la difficile situazione italiana. Contemporaneamente Renzi avrebbe imboccato un percorso fortunato: lancia una sfida nel suo partito; viene schiacciato da Bersani; Bersani ed il suo apparato perdono le elezioni perché non riescono, per colpa di Grillo, ad intercettare il voto di sinistra; Renzi conquista il partito, e diviene l’unica speranza della maggioranza del popolo progressista, che lo farà prima vincere contro l’apparato e poi vincere alle elezioni. La manovra a tenaglia condotta separatamente da Renzi e da Grillo, dice Galli della Loggia ha fatto saltare “l’ambigua e pietrificata compattezza ideologica del PD, amplificandone in tal modo le possibilità espansive”. Lo schieramento di sinistra è stato così, in un momento di crisi, più pronto dello schieramento di destra a ricomporre l’elettorato. E diventa per la prima volta una formazione con vocazione maggioritaria (come avrebbero desiderato Prodi e Veltroni). Questa analisi va presa in attenta considerazione perché, senza indugiare troppo sulle qualifiche di sinistra o di destra di Grillo o di Renzi, cerca di dare una spiegazione ad un fatto sicuramente nuovo. Un partito riformista, che Renzi chiama di centro-sinistra, ha sfondato al centro. 

3.    Gad Lerner si mette in evidenza con un giudizio diverso. Difendendo il provvedimento molto discusso, il bonus Irpef di 80 euro, disprezzato dalla sinistra estrema e dalla destra come mancia elettorale o voto di scambio, Lerner fa notare che questo è il primo provvedimento di sinistra che cerca di compiere una redistribuzione del reddito, dai ceti benestanti ai salari, sottoposti da almeno due decenni, ad una continua emorragia di valore. Per cui lo saluta come fatto significativo e, se non altro inusitato, che sa “di sinistra”. Della “sinistra” pragmatica, non ideologica, ma efficace. È un’attenta osservazione su di una mutazione genetica importante

4.    Ed arriviamo al punto della questione che ci sta più a cuore: l’atteggiamento dei cattolici dopo la loro ingiustificata assenza dalla scena politica degli ultimi anni. Prendiamo in esame il giudizio di Marco Tarquinio, il direttore dell’Avvenire d’Italia, quotidiano dei Vescovi italiani (che ancora non hanno trovato un accordo sul loro sistema elettorale con il loro Vescovo di Roma che, almeno a Gerusalemme, parla italiano). Tarquinio dice: “Tutti, ma proprio tutti, hanno dovuto prendere atto della vittoria del premier Renzi. Perché Renzi ha vinto con un numero di voti che in Italia nessuno aveva più avuto dopo la fine della DC; perché ha ricevuto dal basso ed al cospetto dell’Europa i numeri su cui in Parlamento non può contare; perché ha rinunciato a piazzare sulla scheda elettorale il proprio nome sopra quello del partito di cui è leader”. Tuttavia Tarquinio annuncia un senso di sospensione: “La vittoria di Renzi è anche la vittoria del Pd. Ma le due vittorie coincidono?”. “Renzi ha realizzato un vero e proprio sfondamento al centro. La mia domanda è: il partito continuerà compatto a seguirlo?”. La domanda che Tarquinio si fa è molto interessante. Potrebbe anche essere rivoltata. Poiché Renzi ha sfondato in quel centro che tradizionalmente era occupato dai cattolici, riuscirà l’Avvenire d’Italia a seguire e a valorizzare quei voti? Il Direttore dell’Avvenire vede un dato positivo e teme un dato negativo. Il dato positivo è l’attenzione per i poveri. Considera gli 80 euro come due settimane di spesa per molte famiglie. Ed apprezza “la svolta a favore del terzo settore”, mentre aspetta di vedere come sosterrà “le famiglie con i figli” Come lato negativo il Direttore teme che il PD lo frenerà e cercherà di spingerlo su percorsi “divisivi”. 

5.   Con questo timore ben evidenziato si viene al punto della questione cattolica. Finora la strategia di una rinnovata presenza politica dei cattolici auspicata da Benedetto XVI a Cagliari e dal Presidente della CEI a Todi, era stata frenata da una posizione politica ispirata ai valori “non negoziabili” che nella realtà nascondeva l’adesione massiccia di C.L., il movimento cattolico più organizzato, al progetto di Berlusconi ed, attraverso di lui, alla Lega razzista ed al fascismo negatore dell’Europa. Siamo quindi nel cuore della “questione cattolica”.
E’ venuto il momento di parlare della questione cattolica in termini chiari e pacifici. Il paragone con la DC manca proprio di questo particolare: non si può parlare di un paragone con la DC perché nella competizione non c’era alcuna rappresentanza politica dei cattolici. Non c’è stato un patto fra sinistra e centro, ma è avvenuto uno sfondamento: il ceto di centro, rappresentato nel passato dai cattolici, è franato sul PD. È colpa o merito dei cattolici? 
(Per la verità, una presenza allusiva ai cattolici in qualche maniera simbolica c’è stata ed aveva nel suo simbolo elettorale in maniera non interamente legittima e non da tutto riconosciuta, l’emblema dello scudo crociato. Parlo del Nuovo Centro Destra di Alfano collegato con la UDC di Casini. Ma aveva tutt’altro significato). 
Invece proprio l’Avvenire d’Italia aveva dato spazio, e noi ne abbiamo ampiamente riferito, alla segnalazione di un’iniziativa del Forum delle Famiglie che aveva raccolto l’adesione scritta di diversi candidati provenienti da tutte le liste politiche ad eccezione de lo Tsipras. Questa iniziativa trasversale di candidati che sottoscrivevano i cosiddetti valori non negoziabili, ha avuto persino un certo successo. Sono stati eletti ben 11 candidati firmatari su 73 eletti, una percentuale del 15% che sarebbe stato un successo sconvolgente se fosse stato riportato da una lista. Ma questo successo non serve a nulla. Perché questi candidati isolati non riusciranno a trascinare le loro opinioni nelle formazioni politiche a cui appartengono e la loro firma non andrà al di là di una testimonianza.

6.    Dobbiamo dirci con crudo realismo che questa presenza simbolica del Forum delle Famiglie è servita solo a nascondere l’accordo con la destra e con il partito di Berlusconi. E’ servita soltanto a trasformare l’egemonia che la DC aveva esercitato sui voti di destra, riuscendo ad utilizzarli per una politica di centro-sinistra, in una egemonia di Berlusconi sul centro presidiato dai cattolici. Operazione in pura perdita che non è riuscita neppure ad ottenere il più piccolo aiuto per le famiglie.
È giunto il momento difficile di parlarci con serenità e discernimento della politica dei valori non negoziabili. Prendiamone uno a caso. Noi crediamo nella idea del matrimonio indissolubile, per la crescita della umana natura ed a garanzia del bene migliore per i figli e per la stabilità della famiglia. Se il mondo si converte al divorzio ossia al matrimonio, non progetto di vita ma progetto di utilità, questo cedimento della civiltà è un problema pastorale. Non si risolve con una legge imposta dall’alto. Ma con la conversione, nel vero senso delle parola, di “inversione del cammino”.
Pensiamo forse che questo sia realizzabile attraverso una organizzazione politica che, con un voto di maggioranza possa stabilire, per legge, la indissolubilità del matrimonio e proibire il divorzio? Possiamo invece dirci, senza venir meno ai nostri principi, che questo è un problema pastorale, di conversione delle persone al principio della vita, attraverso la forza e la comunione dello Spirito? Il messaggio pastorale si rivolge ad un mondo le cui idee, abitudini e comportamenti non corrispondono al modello cristiano, il quale non è più il principio organizzatore della società, ma è tornato ad essere (per sua vocazione o per sua natura) il “lievito” ed il “granello di senape”.
Se questo è vero, la conversione non è un problema politico. Se lo assumiamo come problema politico forse non faremmo cosa ingiusta, ma dovremmo, conseguentemente, ritirarci in una posizione di non-expedit. Dovremmo conseguentemente rinunciare a votare in una comunità politica alla cui base c’è una società che non condivide i nostri “valori non negoziabili”. Come, di fatto è avvenuto in questi anni.
Ma questo non è nell’insegnamento dei Papi, e nella dottrina sociale cristiana, che ci indica una presenza attiva a favore dei più deboli, dei più poveri, dei più sfruttati, per servire la giustizia. È l’idea di un Dio misericordioso, di un atteggiamento “samaritano”, che cura le piaghe senza domandarsi quale sia stata l’opinione, né quale sia stato il del comportamento, dell’uomo assalito dai briganti. 

7.    La straordinarietà dell’esondazione renziana e del suo sfondamento al centro, paragonata erroneamente alla funzione esercitata dalla DC, mi ha portato fuori strada a discettare sul giusta atteggiamento dei cattolici, con imprudenza e temerarietà. (Ho già commesso un’altra volta, nel 1953 questo errore, come racconto in un mio libro: “[…] il mio articolo venne condannato perche la definizione o l’aggettivazione del nome dei cattolici spettava per competenza e pertinenza solo ai vescovi e pertanto venivo solennemente ammonito come impertinente ed incompetente”). 

8.    Sutor, ne ultra crepidam. E bene che io torni al mio mestiere di ciabattino: chi sono io per giudicare i cattolici? comedirebbe Papa Francesco. Torniamo agli avvenimenti della politica. In fondo è successa una cosa molto semplice e comprensibile, anche se inattesa. I cattolici avrebbero dovuto partecipare attivamente al cambiamento italiano, che peraltro avevano contribuito a mettere in moto con la loro determinate presenza nella stagione dei referendum. Per la divisione delle direttiva date dai vescovi, indecisi fra l’appoggio alla destra e la formazione di un nuovo soggetto politico, hanno perduto tempo, stimando non decisiva la tornata elettorale europea e rinviando quindi a dopo ogni ulteriore iniziativa. Questo ha permesso a Renzi di sfondare al centro.

9.    Del resto anche Renzi, che per sua scelta non vuole chiamarsi cattolico in politica, aveva fatto il medesimo percorso, partendo dal Partito Popolare ed arrivando al Partito Democratico come molti altri prodiani. Senza questo particolare forse non avrebbe mai potuto sfondare al Centro. Ora, in questa situazione, come bene dice il direttore Tarquinio, l’importante è che Renzi riesca a fare le riforme necessarie per l’Italia (e per l’Europa), con la dovuta attenzione per i poveri, la gradita cura per il terzo settore e l’aiuto alle famiglie, come si augura il direttore dell’Avvenire.

10.    Va annotato un altro giudizio molto interessante di un professore della Cattolica, il bel noto Mauro Magatti. Egli scrive: “I recenti risultati elettorali confermano il punto: in Europa la Cancelliera tedesca ed il primo ministro italiano si sono riconosciuti come i soli leader capaci di parlare al loro popolo, sulla base di un discorso, la prima da destra – il secondo da sinistra – di ispirazione neo-popolarista, l’unico oggi in grado di battere le pulsioni populistiche sprigionate dalla crisi”. E dopo avere teorizzato la formula del neo popolarismo Magatti, come Tarquinio, avanza questo dubbio: “Che poi la sinistra italiana sia disposta a metabolizzare questa metamorfosi è tutto da dimostrare, […] e che poi Renzi sia davvero all’altezza di una leadership coerente con la sua proposta popolare deve essere anche questo verificato. Di sicuro egli ne porta addosso – nella sua provenienza e storia personale – alcuni distintivi. Non a caso, quando era ancora sindaco, amava citare La Pira”. Alla fine di questa acuta osservazione Magatti annuncia che la vera partita sarà tra le diverse interpretazioni della spinta neopopolare che si fa strada un po’ dappertutto. (Magatti era tra i principali ispiratori del tentativo di Todi che purtroppo non si è fatto strada, né a Todi, né dappertutto!). 

11.    E per non farci mancare nulla e per adempiere alla promessa di essere lunghi, non possiamo trascurare il giudizio di un trafiletto di Michele Serra, che è spaventato da “il PD come la nuova DC, nuovo partito padrone e per osmosi nuovo partito dei padroni”. Ma perfino Michele Serra sembra trovare un antidoto consolatorio: “Se Renzi ed i suoi giovanotti e giovanotte […] mantenessero la promessa “più equità” come hanno fatto e rastrellassero quattrini nelle rendite finanziarie senza più spremere le buste paga come limoni, toglierebbero qualche argomento a chi annuncia la nuova DC. Che peraltro, e per dirla tutta, qualche riforma filo popolare la fece”. 

12.    In nota a questo esame dello sfondamento al centro mi sembra giusto ricordare, che molte iniziative cattoliche si sono mosse in favore del progetto di cambiamento di Renzi e che resta irrisolto il problema se sia utile, oppure addirittura necessaria, una aggregazione politica di queste forze sparse per dare forza e contenuti ad una coalizione riformista ed europeista. Per metterci la faccia come direbbe Renzi. Non è mai troppo tardi.

13.    Matteo Renzi ha preso nota della sua vittoria con intelligente moderazione ed ha usato una espressione strana e nuova per esprimere questa sua nuova condizione. Ha detto, rivolto alla sua squadra: “Siamo diventati il partito della Nazione!”. Ha detto questa cosa d’istinto, oppure ha ricordato qualcosa, che fa comunque parte della sua cultura? Infatti un precedente c’è. Alcide De Gasperi dopo la vittoria del 18 Aprile, che fece franare sulla DC molti voti che non le appartenevano, prese coscienza della cosa, dicendo: “Siamo un partito nazionale!”. E prendeva atto di due fatti storici importanti: il primo che la DC non era più soltanto il partito dei cattolici; il secondo che si assumeva delle responsabilità anche nei confronti di chi aveva votato contro di lui. Da qui trasse due comandamenti: il primo, quello di governare “mai da soli”; il secondo, quello di non tentare di mettere i comunisti “fuori legge”, come avevano fatto in Germania. Allora non era semplice chiamarsi “partito nazionale” quando era ancora scottante l’abuso che di quella parola il fascismo aveva fatto con il suo nome di Partito Nazionale Fascista (e persino Hitler con il suo Partito Nazionalsocialista che era l’esatta dizione trasformata in “nazismo”). Ma non ebbe paura di dire “partito nazionale”. Sarebbe bene che Renzi ricordasse anche il “mai da soli” ed il successivo “mai demonizzare l’opposizione”.

14.    Infine non posso rinunciare ad un’ipotesi, anche se la politica, come la storia, non si fa con le ipotesi. Avrebbe Renzi raggiunto questo risultato se fosse scesa in campo una formazione di forte carattere europeista a rappresentare il pensiero e la cultura cattolica fortemente legata al concetto di Europa, figlia del cristianesimo? (Noi avevamo sperato in una scelta di candidati europei attraverso elezioni primarie promossi da tutti i movimenti cattolici, a partire dalle parrocchie). Questo avrebbe favorito o danneggiato Renzi? Sarebbe stato un chiarimento sulle alleanze necessarie per la stabilità italiana o sarebbe stato un intralcio alla già confusa situazione politica? Secondo me sarebbe stato un segnale forte per l’Europa ed un responso senza appello per il pericolo rappresentato da Grillo. Ma la politica, come la storia non si fa con i se. 

15.    Tuttavia il tema dell’alleanza necessaria contenuto nel profetico “mai da soli”, si pone per il 2018. Allora Renzi potrà anche avere aggregato una parte della sinistra che si è distinta nell’averlo definito “autoritario” e “figlio di Berlusconi”. Avrà con sé persino, ci auguriamo il cuore dell’apparato di partito che lo ha malamente sopportato. Ma avrà bisogno sempre di una salda alleanza con un centro che condivida la sua “attenzione ai poveri” (come la chiama il direttore Tarquinio). Ma questo non dipende da lui, dipende dai cattolici, che dovrebbero smettere di franare, come se fossero lì per caso, prima a destra e poi a sinistra. Non è più tempo di franare, ma di metterci la faccia, come ama dire Renzi”.