Il Mondo: La "Città" dei Diritti e Doveri

Intervista a Corrado Beguinot
Presidente Fondazione Aldo della Rocca

a cura di Amos Ciabattoni

 

 

 

La Fondazione Aldo Della Rocca ha predisposto una proposta progettuale mirata ad una “Risoluzione” Onu sul “Diritto alla città per tutti”, nel più ampio quadro dei Diritti Umani.

Questa proposta operativa vuole dare un contributo alla soluzione del problema drammatico della “Crisi della città”, generata da una serie di cause che condizioneranno sempre più la vita degli abitanti sul pianeta e li rende aleatori cittadini senza cittadinanza.

Il lungo percorso iniziato con una ricerca sempre più approfondita, che ha coinvolto la comunità scientifica internazionale, è in sintesi descritta dalle note che seguono l’intervista e che indicano le varie tappe del percorso culminate nel Progetto mirato ad ottenere la “Risoluzione” Onu, che aprirà le porte alla sperimentazione ufficiale.

Sul Progetto, le tappe (vedi appendice) e le finalità più significative, Civitasha chiesto delucidazioni di prima mano al Prof. Corrado Beguinot, Presidente della Fondazione “Aldo Della Rocca”, che è nata con lo scopo di far convergere tutte le energie disponibili singole e collettive in dimensione universale verso la costruzione non della “Città dell’Utopia”, ma della Città a misura dell’Uomo che vuol vivere e partecipare al suo tempo. 

 

 

 

 

CIVITAS: Presidente Beguinot, è in corso di sviluppo il volume di supporto al Manifesto/Concorso, che segnerà l’inizio della attuazione della proposta progettuale che la Fondazione, dopo incontri e scambi di vedute già avvenuti, presenterà all’Onu per promuovere una Risoluzione sul “Diritto alla Città per tutti” come intervento fondamentale nel contesto dei Diritti Umani tutelati dalla Organizzazione.

Può anticiparci gli elementi e le motivazioni essenziali di tale Progetto?

 

C. Beguinot: Anzitutto viene rilevata la grave condizione, ancorchè variegata, in cui versano le città del Pianeta e dimostrata la necessità di coinvolgere l’Onu, unico organismo in grado di innescare il processo di partecipazione di tutti i Paesi, mirando ad una Risoluzione (e quindi ad una “rivoluzione”) sul Diritto alla Città per tutti e quindi aprire le porte alla sperimentazione progettuale.

Oggi la Città contemporanea è diventata una gabbia angusta, all’interno della quale si consumano i più atroci delitti. L’uomo in cattività perde la sua natura e diffonde la sua più recondita violenza. La gran parte degli esseri umani vi è imprigionata, attratta dall’idea di una vita serena.

La concentrazione di disparate funzioni in ambito urbano induce a pensare che la città sia il contenitore ideale per ottenere lavoro, per divertirsi, per confrontarsi, per sviluppare conoscenza, per vivere agiatamente. E invece, le ambite funzioni si traducono in disfunzioni, dilatando i tempi di ottenimento di qualsiasi servizio e generando nervosismo crescente che si esterna in ognuno in forme differenti, dalla depressione all’aggressività, dalla mortificazione all’odio, dalla sopportazione al crimine.

Come per qualsiasi Essere in gabbia, la città produce disperazione, alienazione, sofferenza, avendo smarrito ogni suo significato.

 

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C.: Il grido di allarme al dilagare di questo “status” di cittadini senza cittadinanza, ovvero alla prevaricazione dei Doveri sui Diritti – che genera tra l’altro una innaturale e immorale separazione dei due elementi uniti invece per destinazione di fini – è variamente lanciato in ogni parte del mondo. In Italia il fenomeno è tangibile anche per effetto della immigrazione clandestina: cioè di una enorme massa di gente che va pericolosamente alla ricerca di una “cittadinanza” che, in concreto, non trova udienza nelle istituzioni europee.

L’Europa è sorda e cieca davanti ad un tale apocalittico problema. In sostanza, non “produce” cittadinanza di nessun tipo: salvo quel poco necessario per l’interesse di alcuni Stati. A servizio di un capitalismo che sembra aver perso ogni dimensione sociale.

Questo evento che si concentra sul Mediterraneo, farà parte degli stimoli alla Risoluzione Onu?

 

C. B.: Certamente. Il fenomeno è universale. E cresce in modo inversamente proporzionale alla attenzione che Stati e Istituzioni gli riservano. Ormai da tempo, un disperato grido di allarme si alza dalle aree urbane e nessuno, a partire dalle Istituzioni, sembra rendersene conto. Alienato, l’uomo sovverte ogni possibile ragionevolezza: le menti si offuscano e affiorano manifestazioni copiose dell’intimo disagio. Le regole del buon vivere sociale sono disconosciute, oppure mai conosciute, laddove nessuna Costituzione può sopperire all’esperienza concreta di vita. La Città, dunque, è in crisi profonda e taluni dei relativi effetti sembrerebbero aver raggiunto elementi di irreversibilità. Le Istituzioni, i Governi, con coscienza e sacrificio, dovrebbero comprendere e ricorrere a rimedi, non potendo solo deplorare qualsiasi esternazione di crudeltà, derivata dal perseverare del sopruso.

 

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C.: L’ampiezza del fenomeno della Città non più “luogo di vita” ma del disagio del cittadino che non sente la pienezza di una cittadinanza, è crescente. La mondializzazione (globalizzazione) l’ha messa in primo piano tra i disagi moderni dell’umanità, sia del singolo che della forma di società. Ho letto statistiche davvero raccapriccianti. Sono diminuiti i morti per guerra, ma sembrano essere aumentati in grado crescente le “morti umane” imputabili a colpa della consunzione a cui la Città (luogo del vivere costretto) sottopone l’Essere umano che la abita.

È così?

 

C.B.: Si! Sui complessivi 20 milioni di morti umane, avvenute nel 2011, più di 15 milioni sono imputabili alla città: 9 milioni per fame, 2 milioni per cancro (dato relativo solo alle cause urbane), 1 milione per incidenti stradali e 3,5 milioni per inquinamento. Un quadro che relega il tema delle esecuzioni capitali, corrispondente allo 0,03% del dato urbano, ad un livello infinitamente più basso. Perché persone e istituzioni enfatizzano solo principi di minore rilevanza, trascurando il vero problema, il contenitore di tutti i problemi che determina l’attuale dramma umano?

Perché le Nazioni Unite, così attente al tema dei Diritti Umani, sfociato fin dal 1948 in numerose Risoluzioni, pur gravata da innumerevoli problemi, non ha ancora promosso una Risoluzione anche sul “Diritto alla Città” per tutti?

La risposta a questi dolorosi quesiti è forse esternabile con un parallelismo: come per chi, fiducioso, va a vivere in città, le Istituzioni a tutti i livelli non se ne rendono ancora conto, malgrado tutto. Risolvere il problema della crisi urbana significa risolvere, secondo un’unica direzione, l’insieme dei problemi che avviluppano gli esseri all’interno della gabbia chiamata “Città”.

 

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C.: Si pensa che esistano linee propositive che nascendo dalle negative constatazioni del “reale”, dovrebbero essere incluse nel Progetto e convincere l’Onu ad una decisa presa di posizione non più rinviabile.

Qual è l’indirizzo in tale senso del Progetto?

 

C.B.: Abbattere le barriere della “Città/gabbia” è il primo dei doveri di chi, con capacità e potere, può agire a livello planetario. E non significa semplicemente aprire le porte della Città antica, la Città della pietra. Questo è stato già fatto e, paradossalmente, la città vive una crescente costrizione, tanto fisica quanto relazionale, in proporzione alla sua incontrollata espansione. Soccombe così anche la grande aspettativa della Città delle relazioni, quella dove il governo dell’innovazione dovrebbe fungere da volano per il riequilibrio complessivo. E il cittadino sentire il pieno dell’appartenenza.

Tuttavia, l’innovazione ha proceduto senza governo, prevalentemente orientata al consumismo smodato, acuendo il disagio e mortificando qualsiasi ambizione di vedere attuato il grande disegno della “Terza Città”, dove Bellezza e Cultura si fondono in una sintesi efficace, dove spazio e tempo danno luogo ad una convivenza sostenibile e armoniosa.

 

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C.: Certamente alla base dello stimolante Progetto da affidare all’Onu per la sua attuazione, perché diventi universale, c’è il frutto della ricerca e della scienza. Non del tutto da parte della Politica, comunque intesa, ma scarsamente concentrata sul problema.

Eppure questa ricerca ormai universale dell’umano cittadino, anzitutto del Mondo e quindi di una propria Patria (Nazione o piccola città che sia), dovrebbe essere tra le preoccupazioni principali della Politica intesa come esercizio di Democrazia, di Solidarietà e Progresso.

La prospettiva non è tranquillizzante. Per nessuno. Anche, che si tratti di un Paese ricco e lontano dalle “sacche” di povertà. I “poveri” hanno scoperto che nel mondo, altrove da dove muoiono di fame e di violenze, c’è ricchezza per tutti. E il diritto al suo accesso è diventato irrinunciabile. A qualunque costo. Analisti danno per certo che verrà presto il momento nel quale il potere dei popoli sarà maggiore della potenza del denaro.

Si configura quindi una crescente minaccia al benessere non condiviso. Il “cittadino del Mondo” si riprenderà il Mondo! A cominciare dalla Città.

Quale è il suo punto di vista?

 

C.B.: Condivido. Da lunghi anni, la consapevolezza di questa drammatica condizione muove l’attenzione e le azioni di comunità scientifiche. Una consapevolezza crescente, proporzionale all’incremento del disagio urbano.

Fin dagli inizi degli anni 80, queste comunità hanno portato avanti il grande progetto interdisciplinare di ricerca “La Città cablata”, partecipato da Università e da studiosi di molti Paesi del mondo.

La città in crisi funzionale veniva ripensata attraverso applicazioni tecnologiche avanzate e, nel 1994, si emanavano i dieci principi della nuova Carta dell’Urbanistica, Carta di Megaride ‘94, per la Città della Pace e della Scienza, divulgata attraverso un Convegno Mondiale e tradotta in pubblicazioni per la migliore diffusione.

Nonostante la grande opportunità data dall’enorme potenzialità dell’innovazione, le incalzanti frontiere della tecnologia hanno viaggiato a velocità ampiamente superiore a quella delle relative capacità di applicazione. E nel mentre, la Città è diventata sempre più complessa e ingovernata, assumendo proporzioni critiche disarmanti, accogliendo quasi il 70% della popolazione mondiale, occupando una superficie pari al 4% di quella planetaria e consumando il 75% delle risorse complessive. Ricerca e Scienza hanno già fatto molto e continueranno nell’impegno. Ora più che mai, tocca ai decisori, affinché tanto lavoro si traduca in applicazione, attraverso una nuova politica per la Città. Secondo un’ottica costruttiva, bisogna ora spingere alla creazione di una rete di consensi, tramite aggregazioni, associazionismo, per acquisire forza e potere. È una nuova e stimolante sfida, alla quale ci si augura una particolare attenzione da parte dei 192 Paesi afferenti all’Onu, portatori di esigenze plurime e molteplici.

 

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C.: Nel progetto ci sarà certamente un punto di congiunzione solido e finalistico tra crescente (e violenta) domanda della Società e la risposta che si attende.

Ci sono anche elementi aggiuntivi di preoccupazione che riguardano i “luoghi di vita” che debbono essere assicurati all’unanimità per rendere, ogni singolo Essere, cooperatore al benessere dell’universo e partecipe in proprio di tale missionaria natura e ruolo.

Un “luogo di vita” per destinazione è il mondo della Economia, quale fonte di risorse e mezzi per l’Essere costituito.

Come collega il coacervo di irrinunciabili Diritti e Doveri con la funzione che il Progetto vuole ricostruire per la Città così intesa come luogo di vita per una universale missione?

 

C.B.: La distanza tra la crescente domanda della società e l’incapacità di risposta della Città, andava sollevando questioni di carattere sociale, economico, ambientale, urbanistico, della sicurezza e della salute, di terrorismo internazionale, di criminalità organizzata, di inadeguatezza delle Istituzioni alla complessità crescente, di divario esponenziale tra Pil e costo urbano, di qualità sociale, di solitudine e abbandono. Temi affrontati dai gruppi di ricerca che, più recentemente, si sono trovati dinanzi all’ulteriore disagio di un periodo storico chiamato a fronteggiare altre questioni civili e morali: la multietnia e la multiculturalità. L’intenso lavoro, tradotto in una consistente produzione scientifica contenente proposte per rimedi alla crisi urbana, è stato sottoposto all’attenzione delle Nazioni Unite, attraverso un percorso di partecipazione a numerosi eventi, a partire dal primo incontro tenuto a New York, a chiusura dell’Assemblea Generale del settembre 2009.

Si vuole che la continuità di tanto impegno sia affidata, oltre che alle attuali e future azioni dei ricercatori, alle Istituzioni coinvolte e da coinvolgere, soprattutto all’Onu, al fine di giungere ad una Risoluzione Planetaria sul tema del Diritto alla Città per tutti. In questo contesto, l’azione meritoria di UN-Habitat e di altre Agenzie delle Nazioni Unite, ha costituito un fattore di grande importanza.

 

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C.: Si chiede con forza una rivoluzione a giusto punto e merito definibile universale. Del resto l’Onu è la sede più naturale per concepire e avviare una tale rivoluzione.

La guerra, le rivolte, le crudeltà di cui il mondo è pieno sembrano aver dato all’Onu, cioè alla comunità delle nazioni, l’unico ruolo di “correre” ai ripari, con sempre minore autorità purtroppo. Fermare guerre e a volte farle per tale fine.

Sembrerebbe quindi attuale il momento di caricare sulla coscienza dell’Onu e delle Nazioni che ne fanno parte, missioni tanto grandi e nobili come quella che si propone il Progetto della sua Fondazione.

Non c’è che chiedere a tutti di spingere con il massimo della forza, che solo un positivo esistenzialismo può generare, e con la potenza della Cultura e della conoscenza.

 

C.B.: Quando un fenomeno – come quello della crisi urbana – assume proporzioni gigantesche e largamente diffuse, quando i consueti metodi di approccio alle soluzioni si dichiarano palesemente insufficienti, quando i pensieri eccelsi lavorano settorialmente e mancano di confronti essenziali per l’efficace risposta al problema, è necessaria una rivoluzione culturale planetaria.

Una rivoluzione culturale presuppone uno start-up: un momento di proclamazione, uno strumento di divulgazione massiccia e penetrante per il più ampio coinvolgimento. Bellezza e Cultura degli spazi di vita, sono diritti di tutti e sono i più importanti beni economici: è l’ora di aprirsi al mondo attraverso un “Manifesto per il futuro della Città». Studiosi, enti, associazioni, sono chiamati ad uno scambio di opinioni, alla condivisione di idee, addirittura alla contrapposizione, per attivare il dibattito e implementare la rete.

 

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C.: La divulgazione del Progetto “Diritto alla Città per tutti” è un elemento che la Fondazione si sarà posto. Il supporto della Comunicazione “di” e “con” ogni mezzo, è essenziale. Civitas si augura che tutti gli elementi interessati, per Cultura, Storia, Spiritualità, sia italiani che europei e quindi internazionali, vorranno contribuire.

L’Istituto “L. Sturzo” di cui Civitas è organo patrimoniale di comunicazione, offre a tale fine ogni propria disponibilità e mezzo gestito.

Questa intervista è un primo contributo e c’è da augurarsi che sollevi interesse.

 

C.B.: La storia insegna che ogni grande rivoluzione, fondata su principi e valori condivisi, ha avuto bisogno di una consacrazione divulgativa. Senza il dramma di Wirrwar di Klinger, lo Sturm und Drang non avrebbe contribuito all’investitura del movimento culturale Età di Goethe. Senza la Lettera sulla Tolleranza di Locke, empirismo e illuminismo non avrebbero avuto l’importanza conseguita. Senza il Manifesto del Marinetti e gli azzardi artistici del Balla, il movimento futurista non avrebbe avuto la stessa grandiosa capacità di penetrazione. Senza gli scritti di Alice Bailey e il lavoro di Edgar Cayce, non si sarebbe diffuso il movimento della New Age. Senza le dichiarazioni di Rudolf Steiner non sarebbe stato fondato il movimento antroposofico. Senza la Carta di Atene e l’opera di Le Corbusier, non sarebbero stati conseguiti i moderni concetti di bene culturale e di urbanistica, successivamente tradotti in primari valori economici.

Occorre divulgare questi pensieri. Occorre avvicinare i giovani a questi problemi. Occorre un movimento positivo e rivoluzionario d’opinione. Occorre un “Manifesto” interculturale ed intercontinentale di grande visibilità e penetrazione, che non si traduca in un ennesimo piccolo e circoscritto tentativo teso al compiacimento di nicchie culturali settoriali. Occorre che la Città, consapevole del disagio che sta mortificando ogni sua tradizione e che la sta traducendo in luogo di inciviltà, muova i dovuti passi. Per questo bisogna avanzare e insistere nelle uniche direzioni possibili: ricerca ancora, diffusione ancora e sempre di più. Ogni associazione, ogni individuo, ogni giovane mente, ognuno dunque è chiamato a promuovere il movimento culturale per il futuro della città e delle nuove generazioni. Perché la Città merita una Rivoluzione – e una Risoluzione – per un domani migliore. Al Manifesto/Concorso, parte integrante della proposta progettuale, la risposta dei giovani al tema della crisi della città. La storia dell’Onu ci induce ad un nuovo ottimismo.

 

 

 

APPENDICE

 

Si indicano le principali tappe che hanno formato oggetto delle pubblicazioni della Collana della Fondazione Della Rocca.
Le pubblicazioni possono essere consultate o richieste (fino a disponibilità) alla Fondazione stessa, nella sede di Roma in Via delle Coppelle, 35.

 

-       1996. (volume 22) Conferenza mondiale Habitat II – problemi e soluzioni per insediamenti urbani del XXI sec.

-       2002. Studio dei vari aspetti della Città, dell’ambiente, recupero, periferie, riqualificazioni, restauro e quindi (volume 24) schema di sviluppo dello spazio europeo verso uno sviluppo territoriale equilibrato e sostenibile, non della Città, ma dell’Unione Europea.

-       2003. (volume 25) Città di genti e culture da Megaride ‘94 alla Città interetnica.

-       2004. (volume 26) Si ritorna a parlare di genti, di culture.

-       2005. Non si parla più di genti, di culture, di problemi, piuttosto di formazione dei manager per la Città dei diversi. Corso di alta formazione.

-       2006. Formazione dei manager. Governo delle trasformazioni urbane. Città europea interetnica cablata.

-       2008. (volume 29) Genetica e destino di un percorso. Città cablata, Carta di Megaride, Città interetnica.

-       2009. La città, la crisi, le ragioni, i rimedi (volume 31). Si ha la presunzione di diventare internazionali e si parla in inglese.

-       2011. (volume 32) Si tratta la crisi della città e se ne osservano anche le priorità.

-       2012. (volume 33) Il ragionamento si sviluppa sul futuro della Città e soprattutto sulle Risoluzioni.

-       Quindi incontri, studi, ricerche. In circa vent’anni, gruppi di studio si sono incontrati; dal 1996 hanno analizzato problemi e soluzioni degli insediamenti umani del XXI sec.

-       Nel 2002 sono state messe in luce le condizioni strutturali e funzionali dello sviluppo equilibrato e sostenibile della Città e addirittura dello spazio europeo.

-       Dal 2004 in poi sono stati analizzati tutti i fattori che mettono a rischio il concetto tradizionale di Città e messo a punto un corso di alta formazione di manager in grado di governare le trasformazioni urbane.

-       2014. (volume 34) In corso di pubblicazione, volume contenente la proposta progettuale e di supporto al Manifesto/Concorso: 24 cause, 20 rimedi, 24 iniziative, totale 68 domande.