n. 3 - 2013 n. 1 - 2014

L’Italia e il Mediterraneo. I cambiamenti geo-politici e sociali

di Marco Ricceri

Segretario Generale dell’Eurispes

Il destino dell’economia di mercato, con il suo mirabile meccanismo dell’offerta e della domanda, si decide al di là dell’offerta e della domanda (W. Roepke)

Il contributo di Marco Ricceri dedicato alle nuove presenze e ai nuovi scenari dell’area mediterranea, caratterizzati dal ruolo crescente di paesi, quali Russia, Cina, Brasile, India, dei quali l’autore approfondisce gli strumenti di cooperazione, gli accordi commerciali con i paesi del Sud Mediterraneo, diversamente toccati dalla cosiddetta “primavera araba”.

Nuove presenze e nuovi scenari che stanno cambiando le prospettive di sviluppo dell’area Mediterranea rispetto alle quali va rilevata la scarsa presenza dell’Europa e l’inerzia del nostro Paese nonostante i reiterati e spesso retorici richiami al ruolo che il suo posizionamento geografico, quale territorio di snodo dal punto di vista logistico, gli assegnerebbe, aprendo nuovi sbocchi soprattutto al Mezzogiorno che potrebbe inserirsi nei processi di sviluppo in corso nei paesi del Sud Mediterraneo.

Sul tema più vasto dei rapporti dell’Italia con i Paesi del Mediterraneo, «CIVITAS» ha già dedicato uno speciale (N. 1/2009) sostenendo, per iniziativa del presidente Sarkosy, il ritorno sul tavolo dell’Europa di una proposta di una Unione per il Mediterraneo.

Si segnalava allora, anche da parte nostra, l’interesse di più stretti legami con i Paesi della riviera mediterranea, anche come funzione dell’Italia nel contesto dell’iniziativa per la sua posizione geografica e politica di area.

L’iniziativa, che purtroppo non ha avuto gli sviluppi attesi e che sarebbe opportuno riprendere (il semestre di presidenza italiana dell’Unione a partire dal prossimo luglio potrebbe riportarlo in discussione), veniva allora presentata anche come “correttivo” di una politica europea a eccessivo andamento “Ovest-Est” a scapito di un “Nord-Sud” sempre più marginale nella politica unitaria.

Invitiamo chi volesse documentarsi in merito a contattare: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

Premessa

Per comprendere in modo adeguato i processi di cambiamento in corso nell’area mediterranea, è importante considerare attentamente, in via preliminare, alcuni elementi utili ad indirizzare le analisi e le valutazioni nella giusta direzione. In sintesi essi sono:

La necessità di adottare un approccio di analisi di tipo multidisciplinare e sistemico

Se consideriamo l’intera area mediterranea oppure i singoli Stati che ne fanno parte come dei sistemi complessi, sia pur caratterizzati da numerose e forti diversità, al fine di individuare e valutare le dinamiche di cambiamento di tali sistemi è opportuno ricorrere ad un approccio scientifico particolare: l’analisi dei sistemi. Questo approccio scientifico ci porta ad individuare i tanti elementi che sono interconnessi ed interagiscono continuamente fra loro, i principali fattori di trasformazione di una società.

Nel caso dell’area mediterranea e/o degli Stati che ad essa appartengono i principali fattori da analizzare sono i seguenti: fattori politici-istituzionali; fattori economici; fattori sociali; fattori culturali-etico-religiosi

Questi fattori rappresentano una pluralità di elementi e di forze, che, appunto, si confrontano ed interagiscono continuamente fra di loro e che sono dunque alla base delle trasformazioni tanto di un’area vasta, come il Mediterraneo, quanto di una società particolare o un singolo Stato. Solo l’analisi dei sistemi ci offre, insomma, un metodo di interpretazione per comprendere quando e quanto i vari fattori incidono sulla crescita o meno di quest’area vasta, quanto influiscono e che ruolo essi esercitano sul processo di rafforzamento o meno del sistema geopolitico ed economico di riferimento.

Una adeguata interpretazione del processo di globalizzazione

La globalizzazione, come processo di integrazione e trasformazione continua degli assetti geo-politici e geo-economici, disegna un mondo che è sempre diverso dal momento in cui avviamo la nostra osservazione, induce ad una costante ricerca di nuovi equilibri. Il mondo globalizzato di dieci-quindici anni fa, con il suo sistema stellare incentrato sul ruolo prevalente degli USA e del Giappone, è ben diverso dal mondo globalizzato di oggi, segnato come da una arcipelago di aree geo-politiche e geo-economiche in via di progressiva ricomposizione.

L’area mediterranea, che anni addietro sembrava come posta ai margini dei processi di globalizzazione, attualmente ne risulta profondamente coinvolta. Una valutazione attenta dei processi di globalizzazione in atto nel mondo contemporaneo è essenziale per comprendere quali prospettive di sviluppo economico e sociale si possono aprire e, soprattutto, a quali condizioni l’area in questione può essere ricompresa nel processo di ricomposizione e di costruzione di nuovi equilibri in atto; con tutte le conseguenze di aggiustamento, e le relative tensioni, che un simile inserimento comporta per gli Stati, le imprese, il mondo del lavoro. In questo senso, la sfida dei nuovi competitors internazionali che si stanno affermando nel Mediterraneo costituisce per tutti un grande banco di prova.

Il valore dell’economia istituzionale

Sempre più, come sottolineato ad esempio dalla Banca Mondiale, l’economia istituzionale si dimostra essere uno dei principali fattori di competitività di una sistema. Si tratta del sistema di regole, pubbliche e private, che influenzano e governano il funzionamento dei mercati. Leggi, norme, regolamenti amministrativi dettati dalle istituzioni internazionali, dagli stati, regioni ed enti locali; ma anche accordi privato-collettivi tra le parti, accordi, contratti sindacali, etc.

I processi di globalizzazione in cui è inserita l’area mediterranea richiedono una regolazione adeguata dei processi economici e produttivi, un aggiustamento continuo nel segno di una ri-regolazione che tenga conto delle molteplici esigenze dei principali attori dello sviluppo (favorire il passaggio da regolazioni rigide a regolazioni flessibili; promuovere diversi, più avanzati equilibri tra regolazione pubblica e regolazione autonoma privato-collettiva tra le parti imprenditoriali e sindacali). Una conoscenza approfondita dei sistemi di regolazione delle attività economiche vigenti negli Stati dell’area mediterranea è essenziale per comprendere le reali opportunità che essi offrono agli operatori economici e il loro grado di sintonia e coerenza con le esigenze delle nuove forme di competizione in atto sui mercati internazionali.

Alcuni aspetti correttivi/integrativi delle politiche UE

In questo caso sarebbe opportuno approfondire alcune questioni-chiave, per il contributo che può venire dalla loro soluzione al rafforzamento della cooperazione euro-mediterranea:

d-1:Verificare la rispondenza o meno delle politiche UE alle necessità non soltanto economiche ma anche sociali degli Stati della sponda Sud del Mediterraneo.

d-2:Verificare Il contributo che alle politiche di cooperazione dell’area può essere offerto dalle Euroregioni costituitesi nel Mediterraneo.

d-3:Realizzare la connessione tra Mar Mediterraneo e Mar Nero, mai attuata, nonostante numerosi impegni presi a questo proposito dal Parlamento europeo (2007) e dalla Commissione (2008). Ciò per integrare le due aree, strettamente interconnesse, ampliare l’area della cooperazione mediterranea, promuovere più efficaci politiche di vicinato.

Nuove presenze e nuovi scenari nell’area mediterranea

In generale, l’area mediterranea ha registrato tre processi principali:

  • a) un costante inserimento delle economie dell’area nei processi generali di globalizzazione;
  • b) gli effetti negativi del mancato avvio di un intervento complessivo di area da parte della UE testimoniato dalla debole e/o mancata attuazione degli impegni principali stabiliti con il processo di Barcellona (organizzazione di un’unica area di libero scambio nel Mediterraneo), dalla perdurante prevalenza delle iniziative bilaterali da parte degli Stati europei membri della UE, dalla mancata realizzazione di grandi progetti di sviluppo regionale su cui era impegnata l’Unione per il Mediterraneo-UPM;
  • il progressivo venir meno della presenza attiva degli Stati Uniti sostituita da una crescente presenza attiva nell’area da parte dei BRICS, in particolare, nell’ordine: Russia, Cina, Brasile, India.

Questi processi e queste nuove presenze di nuovi competitors e nuovi attori della crescita stanno profondamente cambiando le condizioni e le prospettive di sviluppo di tutta l’area mediterranea; e ciò riguarda gli Stati, le imprese, il mondo del lavoro.

Il crescente ruolo dei brics

In generale, l’azione dei BRICS nell’area mediterranea segue il principio politico della non interferenza negli affari interni dei singoli Stati e un approccio pragmatico nella ricerca e costruzione delle condizioni favorevoli alla loro penetrazione economica e commerciale. La preferenza è data agli accordi bilaterali tra gli Stati, accompagnati e sostenuti però dalla organizzazione di importanti piattaforme strategiche utili a promuovere confronti, verifiche, iniziative di carattere generale. Un interessante elemento di novità introdotto da questi nuovi competitors è la valorizzazione delle risorse umane, in particolare quelle relative alle comunità di cittadini che hanno collegamenti tra i BRICS ed i paesi dell’area mediterranea, per nascita, discendenza, emigrazione.

In base a questa impostazione, gli stessi moti della primavera araba, pur avendo causato un blocco e/o un ridimensionamento temporaneo delle iniziative economiche e commerciali, sono stati interpretati dai BRICS, in modo realistico, come una opportunità per riprendere, in termini di ulteriore rafforzamento, il loro processo di inserimento stabile nell’area.

RUSSIA

Premessa

La Russia ha una lunga tradizione di presenza attiva nel Mediterraneo che è stata interrotta a seguito della dissoluzione dell’URSS ma che negli ultimi tempi ha ripreso con rinnovato vigore. Significative, a questo riguardo, le visite compiute nel 2005 e 2006 dal presidente Putin nei principali Stati dell’area: Egitto, Israele, Palestina, Algeria, Marocco. In passato l’URSS, in particolare, aveva sostenuto i Paesi dell’area mediterranea nei loro processi di decolonizzazione e promosso importanti investimenti soprattutto in grandi opere infrastrutturali. Ad es. l’URSS ha partecipato alla costruzione della diga di Assuan in Egitto, alla costruzione della diga Tilezdit e di impianti metallurgici in Algeria, alla costruzione di grandi opere in Marocco, Libia, Tunisia. Attualmente i maggiori partner commerciali della Russia nell’area mediterranea sono, nell’ordine: Israele, Egitto, Marocco, Tunisia (fonte UNCTAD). Gli avvenimenti della primavera araba – che il governo russo ha definito una “sorpresa attesa” – hanno in parte bloccato temporaneamente l’avvio di grandi investimenti (ad es. la costruzione dell’autostrada costiera in Libia) ma non alterato la politica di penetrazione economica e commerciale nell’area.

Gli strumenti della cooperazione

In generale la Russia privilegia gli accordi bilaterali che in diversi casi hanno portato alla organizzazione di “zone economiche speciali”, ad esempio con Siria, Giordania, Libano, Egitto, Tunisia, Marocco.

La Russia ha lo status di Osservatore nella Organizzazione della Cooperazione Islamica – OIC , posizione finalizzata a rafforzare la collaborazione con il mondo arabo; inoltre, ha promosso uno speciale Consiglio Russo Arabo per gli Affari Economici, che ha lo scopo di favorire la diffusione delle informazioni commerciali e gli incontri tra le imprese.

La Russia ha promosso accordi di collaborazione tra le Camere di Commercio russe e degli Stati arabi.

I principi ispiratori: politica ed economia

Il Mediterraneo è considerato dalla Russia come una “priorità strategica” per molteplici motivi tra cui: a) la vicinanza dei confini con la CIS – Comunità degli Stati indipendenti; b) la influenza dei movimenti terroristici e fondamentalisti religiosi nelle regioni del Caucaso e in altri Stati confinanti, ad es. il Tajikistan e il Kyrgyzstan; c) il valore dei mercati e delle risorse economiche dell’area. Queste ragioni hanno indotto la Russia ha svolgere un ruolo di protagonista attivo nel consolidamento del processo di pace in M.O. e di stabilizzazione dell’area mediterranea. Le linea della politica estera russa sono state definite nel Decreto presidenziale del 7 maggio 2012 «[…] creare le condizioni esterne favorevoli per promuovere lo sviluppo a lungo termine e la modernizzazione della Federazione russa e rafforzare la sua posizione di partner egualitario nei mercati globali». Al fine di consolidare la propria presenza, oltre ai normali strumenti diplomatici, la Russia sta usando anche due elementi particolari: a) i debiti che alcuni Paesi dell’area hanno contratto con la Russia ai tempi dell’URSS e che devono essere ancora in parte saldati. In questo caso la Russia tende ad utilizzare la sua posizione creditoria per costruire delle situazioni di vantaggio utili alla sua maggiore penetrazione nell’area; b) la diffusa presenza di cittadini russi o di origine russa in alcuni paesi dell’area e, in certi casi, le loro comunità di religione ortodossa. In questo caso la Russia si propone anche l’obbiettivo di dare un contributo all’ arresto del processo di de-cristianizzazione in atto nel mondo arabo.

Aree e settori di maggiore interesse

Sul piano politico, i principali interessi russi sono collegati alle questioni della sicurezza (processo di pace in Medio Oriente) ed al possibile diffondersi del fondamentalismo religioso e del terrorismo di matrice islamica in Russia e negli stati confinanti.

Quanto allo sviluppo economico e commerciale, in generale va detto che il Mediterraneo rappresenta ancora una parte molto modesta dell’export russo (10,8 md di dollari nel 2010); ma la valutazione russa è che esistono comunque delle ampie potenzialità di espansione. I settori di maggiore interesse russo riguardano: l’energia, le opere di irrigazione, le infrastrutture, gli armamenti, l’alta tecnologia, l’istruzione e il turismo. In particolare, riguardo al petrolio, la Russia, che è un esportatore netto di questa risorsa, ha un interesse specifico nella ricerca e prospezione di nuove fonti e nel relativo trasporto (ad es., importanti investimenti in tal senso sono stati fatti in Egitto, Libia, Algeria).

Le risorse umane; i cittadini russi nel Mediterraneo

Nell’area mediterranea esiste una notevole presenza di comunità russe, costituite da cittadini russi o di origine russa; è una realtà sociale alla quale le autorità russe guardano con particolare attenzione per il contributo che tali comunità possono dare nel sostegno alle politiche di espansione. Alcuni esempi: oltre 100.000 russi vivono in Siria, circa 1 milione di cittadini russi o di origine russa vivono in Israele. Di notevole, crescente entità sono i flussi turistici dei cittadini russi ai luoghi santi ortodossi di Israele. Diecine di migliaia di donne russe hanno sposato cittadini dell’area mediterranea; migliaia di emigrati musulmani provenienti dal Caucaso lavorano nell’area.

Rapporti con gli Stati

La Siria è stata da sempre un alleato della Russia ed ha favorito le sue politiche in M.O.. Il porto di Tartus svolge una funzione importante per la presenza militare russa nel Mediterraneo. In Siria, come si è detto, vivono circa 100.000 cittadini russi o di origine russa. In Algeria la società Gasprom ha fatto accordi nel 2006 con la società algerina Sonatrac per ricerche di petrolio nel Sahara. Nel 2010 il provider russo di telefonia mobile Vimplecom ha acquistato la principale società algerina del settore, Orascom. Da rilevare che la Russia organizza da tempo in Algeria delle grandi esposizioni dei propri prodotti (2010, 2011, 2013). In Libia la società russa Lukoil ha effettuato nel 2011 il più grande investimento mai fatto in Africa (impianti petroliferi). La società russa Tatneft ha acquisito 3 dei 14 contratti di appalto per ricerche petrolifere nella Sirte e a Ghadames. La Società delle autostrade russe – RZD ha cominciato la costruzione di 500 km di autostrada tra Sirte e Bengasi, con collegamenti in Tunisia e in Egitto (il 70% delle strutture di servizio sarà acquistato in Russia). In Egitto le società russe Lukoil (dal 2004) e Novatek (dal 2008) hanno accordi di prospezione petrolifera. L’Egitto importa da tempo la quasi totalità del suo grano dalla Russia. Molto intensi sono anche i rapporti con Israele: dal 2010 esiste un accordo per la fornitura all’aeronautica russa di veicoli aerei (UAVs) e di partenariato per la loro costruzione in loco. La Russia è per Israele il principale sbocco per l’esportazione della propria produzione di armamenti. Una importante collaborazione è stata avviata negli ultimi tempi tra la società russa Rosnano e il Fondo russo Skolkovo (che fa capo al famoso distretto industriale e tecnologico) per scambi ed attività comuni nell’alta tecnologia, informatica, robotica, biomedicina, efficienza energetica, tecnologie nucleari.

CINA

Premessa

La Cina è comunemente individuata dagli osservatori come una potenza emergente nell’area mediterranea. Molto interessante è l’approccio culturale e politico con cui i cinesi guardano e definiscono quest’area. Infatti, per i cinesi la parte sud ed est del mediterraneo viene chiamata con il termine Asia dell’Ovest e Nord Africa – WANA, quasi un prolungamento del continente asiatico, che esclude gli Stati del Golfo; mentre con il termine Medio Oriente i cinesi individuano i 22 Stati che appartengono alla Lega Araba, la Palestina, e i tre Stati non arabi: Israele, Turchia, Iran.

Gli strumenti della cooperazione

Le relazioni con gli Stati arabi del Golfo sono di antica data, ma nell’ultimo decennio hanno avuto un nuovo grande impulso. Nel 2004, la Cina ha promosso con la Lega Araba la organizzazione di un organismo permanente: il Forum di Cooperazione Cina e Stati Arabi – CASCF con l’obbiettivo di promuovere la collaborazione nei più diversi ambiti di attività: politica, economica, di sicurezza, etc. I risultati finora raggiunti sono stati notevoli nei più diversi settori. In particolare, gli scambi commerciali sono aumentati da 36,7 md di dollari nel 2004 a 200 md di dollari nel 2010. Analoga crescita si è registrata nelle attività di investimento.

La Cina ha promosso dal 2010 , proprio nella provincia autonoma di Ningxia Hui, caratterizzata da una larga presenza di popolazione musulmana, l’organizzazione di una piattaforma permanente - il Forum Economico e Commerciale Arabo-Cinese – CAEFT – alla quale fa riferimento una grande Fiera cinese per gli investimenti e il commercio. Nella provincia dello Xinjang, altra realtà con forte presenza musulmana, è stata avviata dal 2011 l’ Esposizione Euro – Asia.

A queste iniziative si aggiungono gli accordi bilaterali di cooperazione con i singoli Stati che la Cina ha siglato in tutto il mediterraneo, a cominciare dall’Egitto, considerato come “partner strategico”.

I principi ispiratori: politica ed economia

I principi che ispirano la politica cinese nell’area sono sostanzialmente due: contribuire alla stabilità e rispettare la non interferenza negli affari interni. Questi principi sono intesi come la pre-condizione per promuovere al meglio le proprie molteplici iniziative politiche, culturali e scientifiche, economiche e commerciali. Il rispetto di questi principi è stato rigidamente mantenuto anche in occasione dei recenti avvenimenti della primavera araba, un fatto che ha generato un generale consenso ed apprezzamento da parte dei protagonisti di quegli eventi. Una conferma viene dalla continuazione degli scambi di visite tra ministri e primi ministri delle varie realtà avvenute nel 2011 e 2012. Non è un caso, ad esempio, che la 5^ conferenza del Forum di cooperazione arabo-cinese - CASCF si sia svolta nel 2012 a Tunisi.

Aree e settori di principale di interesse

Petrolio: dal 1993, la Cina è diventata un grande importatore di petrolio; quello proveniente dal Medio Oriente costituisce ormai oltre la metà del totale di petrolio importato dall’estero.

Terrorismo e sicurezza: la Cina ha gravi problemi interni di terrorismo nella sua parte occidentale, in particolare nella regione dello Xinjiang, dove operano cellule e strutture terroristiche che fanno capo all’ organizzazione East Turkistan, collegata ad Al Qaeda, e presente anche nei combattimenti in Siria. Per comprendere la natura di questo problema, segnato da gravi atti terroristici e azioni destabilizzanti, bisogna considerare due elementi: a) la notevole diffusione del mondo mussulmano nella parte occidentale della Cina, ad es. nella regione autonoma di Ningxia Hui, che ha antiche radici storiche; b) il fatto che nei decenni passati la Cina, in particolare dopo le grandi riforme e le aperture avviate nel 1978, ha guardato soprattutto ad est, promuovendo lo sviluppo in quella direzione, con il risultato che la parte occidentale della Cina è rimasta relativamente povera ed arretrata. Soltanto nell’ultimo decennio la Cina ha promosso una politica di riequilibrio con la Strategia dello Sviluppo Occidentale (Westward Development Strategy). È in queste regioni occidentali che si è manifestato il terrorismo di matrice musulmana. Da qui un’ulteriore esigenza – in questo caso politica - della Cina di promuovere buoni rapporti con gli Stati del Golfo per trovare un sostegno utile a contenere ed eliminare questo fenomeno.

Scambi commerciali: il Medio Oriente costituisce il 7° partner commerciale della Cina. Nel 2011, gli scambi commerciali hanno raggiunto 268,9 md di dollari, con incrementi annui molto elevati (nel 2011 pari a +36%.). Tali scambi sono sostenuti da altrettanto elevati iniziative reciproche di investimento.

Le risorse umane

Notevoli sono gli scambi delle persone. Ogni giorno circa 2.000 persone viaggiano dalla Cina agli Stati arabi e viceversa. In Cina studiano circa 5.000 studenti arabi. 500 medici sono stati inviati dal governo cinese a svolgere il proprio servizio negli Stati arabi. Elevata e diffusa la presenza di comunità cinesi nell’area mediterranea. Ad es., durante il conflitto in Libia, la Cina ha organizzato il rimpatrio di oltre 35.000 cittadini cinesi presenti in quel Paese.

Rapporti con i singoli Stati

Con la Libia la Cina ha avviato rapporti fin dal 1978, l’anno delle grandi riforme cinesi. Prima della guerra le compagnie cinesi avevano appalti per 18 md di dollari nel settore delle infrastrutture, ponti e strade, ferrovie, telecomunicazioni, edilizia (appalti bloccati nel 2011; nel 2012 sono riprese le relazioni con il nuovo governo per sbloccare la situazione e consentire alla Cina di partecipare alla ricostruzione). Da tener presente che nel corso del conflitto la Cina ha mantenuto relazioni costanti con entrambe le parti. Con Israele la Cina ha rapporti diplomatici dal 1992 ed una positiva collaborazione che ha favorito una grande crescita degli scambi, aumentati del 200 per cento in venti anni, fino ad un volume di 10 md di dollari nel 2011. Tutto ciò nonostante il fatto che la Cina abbia sempre appoggiato il movimento palestinese ed abbia riconosciuto il nuovo Stato fin dal 1988. Un particolare rapporto preferenziale lega la Cina all’Egitto perché i cinesi non dimenticano che l’Egitto è stato il primo Stato arabo e il primo africano a riconoscere la nuova Cina nel 1956, favorendo l’apertura delle relazioni tra la Cina e gli Stati arabi ed africani. Per questa ragione l’Egitto è considerato dai cinesi un “partner strategico”. In conseguenza di ciò la Cina ha stabilito con l’Egitto un accordo di cooperazione strategica già dal 1999, preso successivamente come modello per altri accordi di cooperazione nell’area mediterranea. Con l’Egitto gli scambi commerciali ammontano a 8,8 md di dollari (2011) ed hanno registrato un incremento pari a +26% rispetto al 2010. La Cina è stato il primo Paese visitato ufficialmente dall’ex presidente Morsi (In quella occasione la Cina ha stanziato un prestito di 200 md di dollari).

BRASILE

Premessa

Il Brasile può essere definito come un nuovo venuto nell’area mediterranea, anche se le sue iniziative politiche ed economiche risalgono ormai a diversi anni fa, in pratica dai primi anni del 2000. La promozione di un ruolo attivo nell’area è stata perseguita con particolare intensità dai due presidenti precedenti, Cardoso (1995-2002) e Lula da Silva (2003-2010).

Gli strumenti della cooperazione

In particolare il presidente Lula ha puntato ad organizzare una vera e propria piattaforma diplomatica stabile, come strumento di lavoro per promuovere collaborazioni e scambi nei più diversi ambiti di attività. È nato così il South American and Arab Countries Summit-ASPA che si svolge ormai regolarmente dal 2005 (il secondo summit si è svolto a Doha nel 2009, il terzo a Lima nel 2012). Da sottolineare che con questa piattaforma il Brasile si è fatto promotore del collegamento dei Paesi dell’area mediterranea con tutto il Mercosur, cioè con tutta l’area dell’America Latina.

Nell’ambito di questa iniziativa generale, il Brasile ha promosso la firma di Accordi specifici del Mercosur– Accordi di libero commercio-FTAS - con alcuni Paesi: Israele (2007, primo Stato firmatario di questo tipo di accordi) Egitto, Giordania, Siria (2010), Palestina (2011). Sono in via di perfezionamento accordi con il Marocco (politiche di co-sviluppo) e con gli Stati del Golfo (Gulf Cooperation Council – GCC). Accordi particolari sono stati siglati dal Brasile con Turchia ed Iran.

Un particolare strumento di collaborazione è la Camera di Commercio Arabo-Brasiliana- CCAB, attiva da circa 60 anni e riconosciuta ufficialmente dalla Lega Araba.

I principi ispiratori: politica ed economia

I principi che hanno guidato l’avvio di queste iniziative, in sintesi, sono stati i seguenti: “inserimento per mezzo della partecipazione” (presidenza Cardoso) e “inserimento per mezzo della diversificazione” dei partner (presidenza Lula). In base a tali principi le attività degli anni precedenti che erano sostanzialmente concentrate sugli scambi commerciali bilaterali si sono arricchite di numerose altre iniziative, in particolare politiche, finalizzate: a) a promuovere quella che il presidente Lula ha definito come la cooperazione Sud-Sud, b) ad ottenere il sostegno degli Stati del Medio Oriente e del Nord Africa al rafforzamento della posizione del Brasile nell’ambito delle Nazioni Unite. Le iniziative economico-commerciali sono state dunque collegate a precisi obbiettivi politici, e ciò è stato considerato coerente con il ruolo attivo che il Brasile stava assumendo in quegli anni nell’ambito del più ampio processo della globalizzazione. In questa ottica politica, ad esempio, il Brasile ha puntato a costruire buone relazioni sia con gli Stati arabi, sia con Israele; a svolgere una ruolo di mediatore tra Israele e la Palestina, tra Israele ed Iran. Gli avvenimenti della “primavera araba” non hanno mutato questo approccio della politica di penetrazione brasiliana nell’area mediterranea; anzi, al contrario, lo hanno rafforzato a proporre agli stati dell’area come modello la propria esperienza di transizione democratica avvenuta negli anni ’80.

Accordi commerciali e scientifici

Israele, come abbiamo già detto, primo firmatario di accordi con il Mercosur (2007), è l’unico paese dell’area che ha con il Brasile dei rapporti di scambio in materia di difesa ed armamenti. Nel 2003 l’Aereonautica militare brasiliana ha aperto un ufficio permanente a Tel Aviv e avviato l’acquisto di droni per il controllo dei confini. Più di 700 industrie e centri di business israeliani vendono prodotti al Brasile. Un altro Paese dell’area mediterranea con cui il Brasile sta intensificando i rapporti maturati nell’ambito del Summit ASPA è il Marocco, con il quale è stata avviata una collaborazione in materia di sicurezza alimentare, agricoltura familiare, agricoltura nei terreni aridi, desertificazione, pesca (2011).

Risorse umane: Il ruolo degli arabo-brasiliani

Il Brasile sostiene la propria politica nell’area anche valorizzando il ruolo attivo e il contributo dei propri cittadini di origine araba. Si tratta di una popolazione numerosa, calcolata tra i 10 e i 12 milioni di persone, risultato di una emigrazione iniziata a fine ‘800 e proseguita nel secolo successivo, in particolare da Libano, Siria, Egitto, Palestina, Iraq. Questa importante risorsa umana consente al Brasile: a) da un lato, di dimostrare a livello internazionale di essere una società multietnica e tollerante, in grado di garantire il rispetto e la convivenza di etnie diverse; b) dall’altro, di facilitare l’apertura e/o l’intensificarsi degli scambi commerciali e delle collaborazioni (ad es., tra le professioni) con il mondo arabo.

Le dimensioni degli scambi commerciali

Grazie alla nuova strategia complessiva, gli scambi commerciali tra il Brasile e il mondo arabo sono raddoppiati nel periodo 2005 – 2010 ed hanno raggiunto nel 2011 il volume di 25 md di dollari. Il Brasile vende principalmente zucchero, carne, grano; nel Maghreb esporta macchinari agricoli, in Egitto, Palestina, Giordania, Libano e Siria esporta servizi e materiali da costruzioni. Dal mondo arabo il Brasile importa soprattutto petrolio e derivati, prodotti chimici, fertilizzanti. Negli ultimi tempi il Brasile ha promosso investimenti diretti nel settore petrolio-gas in Libia. È opinione degli esperti che il volume degli scambi sia ancora molto basso e destinato a crescere ulteriormente nel prossimo futuro.

INDIA

Premessa

L’India non ha ancora definito una strategia complessiva precisa nei confronti dell’area mediterranea. In assenza di ciò, attualmente privilegia gli accordi bilaterali con i singoli Stati, utilizzando a questo fine anche i legami storici che ha sempre avuto in particolare con gli Stati del Medio Oriente e dell’area del Golfo.

Gli strumenti della cooperazione

Preferenza per accordi bilaterali tra Stati.

I principi ispiratori: politica ed economia

Il principio politico di riferimento è quello del non allineamento; l’approccio ai problemi è di tipo pragmatico. In genere è la ricerca del vantaggio economico che guida la costruzione dei rapporti politici.

Rapporti con i singoli Stati

Particolarmente intensi sono i rapporti con Israele, Egitto, Siria. Israele: pur avendo sempre sostenuto la causa palestinese, l’India ha stretto importanti accordi con Israele fin dagli anni ’90 (la normalizzazione dei rapporti è avvenuta nel 1992). Il settore principale di collaborazione è la sicurezza ed Israele è uno dei principali fornitori di armamenti all’India. L’india condivide con Israele attività di ricerca scientifica e tecnologica, produzioni riguardanti le tecnologie satellitari. Modesti investimenti indiani sono stati effettuati in Egitto e Siria nel settore petrolifero. Con gli Stati del Golfo gli interessi indiani riguardano soprattutto l’importazione di petrolio e la tutela delle condizioni sociali dei numerosi lavoratori indiani che operano in quegli Stati.

Risorse umane: i lavoratori indiani

La presenza di lavoratori indiani nell’area è molto numerosa. Si calcola che negli Stati del Golfo siano presenti circa 5 milioni di lavoratori indiani. In occasione dei moti della primavera araba, la principale preoccupazione dell’India è stata l’organizzazione del rimpatri di 3.000 lavoratori dall’Egitto e di 17.000 lavoratori dalla Libia.


Bibliografia

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