Il Codice di Camaldoli e la realtà politica di oggi. Un'idea federativa

di Giuseppe Sangiorgi

Sul Codice di Camaldoli resta esemplare la definizione che ne dette Gabriele De Rosa: "Quel complesso di indirizzi programmatici, ispirati dalla Dottrina Sociale della Chiesa, che furono elaborati in vista della ricostruzione". Oggi l'attualità di quello straordinario documento, oltre ai principi che l'ispirarono, è nel metodo con il quale fu realizzato: di lavoro, di partecipazione, di elaborazione di un'idea di sviluppo e di futuro del Paese. E' ripetibile oggi una simile esperienza? La risposta chiama in causa la lunga storia del cattolicesimo politico del Paese, e dunque le due esperienze concrete nelle quali si è incardinato nel corso del secolo scorso: il Partito popolare di Luigi Sturzo e la Democrazia cristiana di Alcide De Gasperi. Ci sarà, e in caso affermativo quale potrà essere una terza stagione di questa vicenda? E chi sarà in grado di riassumere in un nuovo documento fondativo e in una nuova ipotesi organizzativa le tensioni che di fronte alla pochezza – culturale, spirituale, di contenuti - dell'attuale quadro politico agitano non solo il mondo cattolico ma anche tanti altri soggetti, gruppi e sensibilità legati a tradizioni comunque democratiche e libertarie? Una prima risposta potrebbe essere di tipo federativo, avviando in tal modo la ricomposizione di un'area culturale e politica che appare oggi nel Paese priva di rappresentanza e incapace di trovare una voce per la sua dispersione molecolare. Proviamo allora a delineare il percorso possibile lungo il quale sviluppare un'idea federativa, per dare vita ad un soggetto nuovo e terzo rispetto alle realtà associative oggi esistenti.

Un nuovo Patto – Il punto di partenza di una rinnovata iniziativa politica consiste nel rifondare il Patto sociale che lega i cittadini e le istituzioni. In questo secondo decennio del nuovo secolo l'Italia ne appare priva, ed è l'effetto più grave dell'epilogo della cosiddetta "seconda Repubblica". Senza una nuova amicizia, senza lealtà reciproca tra cittadini e istituzioni, senza un rinnovato senso dell'onore del Paese nulla è possibile, perché manca il punto di leva intorno al quale concepire una politica di governo. L'abnorme evasione fiscale annua è anche la conseguenza di una relazione spezzata. Questa relazione spezzata è il problema. Cittadini e istituzioni sembrano due pugili che si combattono dalla cintola in giù. Ricostituire il Patto sociale è dunque la premessa fondativa di una nuova stagione di speranza e di sviluppo democratico. Alcide De Gasperi vi riuscì negli anni Quaranta e Cinquanta dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra, e da lì è partita la nuova Italia. Oggi, nelle diverse condizioni storiche, siamo di nuovo a un passaggio d'epoca. Si illude chi pensa di affrontarlo con politiche congiunturali. Le sollecitazioni sociali, economiche, la dimensione sovranazionale dei problemi, le straordinarie accelerazioni dell'universo tecnologico e scientifico richiedono un cambio di paradigma dello sviluppo del Paese. Perciò un nuovo Patto è il primo degli impegni per ricominciare insieme, sostituendo a egoismi e furbizie la generosità e l'intelligenza.

Principi non negoziabili e interessi non negoziabili – L'obiezione rivolta a un movimento politico di ispirazione cristiana, è quella di non potersi muovere liberamente sul terreno istituzionale perché condizionato dai "principi non negoziabili". La realtà storica dimostra la strumentalità di questa tesi. Con la loro presenza nelle istituzioni parlamentari, i cattolici italiani hanno contribuito perché leggi di estrema sensibilità sociale, sul divorzio, sull'interruzione della gravidanza, su temi della bioetica, su tanti altri aspetti ancora della vita del Paese conciliassero intorno alla dignità e al rispetto della persona umana impostazioni iniziali di esasperato individualismo. Si discute oggi delle unioni civili tra le coppie dello stesso sesso. I cattolici sono pronti a sostenere le loro proposte per una adeguata regolamentazione, chiarendo che sulla parola matrimonio esiste una esplicita riserva di significato etimologico e umano: matrimonio è l'unione tra uomo e donna per dare vita a una comunione familiare e alla nascita di figli. Tale istituto ha generato una imponente costruzione di diritto civile secoli prima di diventare sacramento religioso.

Un movimento politico di ispirazione cristiana non è frenato dunque dai propri riferimenti ideali, i quali al contrario ne rafforzano la capacità di proposta. Perciò il tavolo di una tale polemica va rovesciato. Piuttosto che sui principi non negoziabili dei cattolici, il confronto va portato sugli interessi non negoziabili di quei settori di poteri economici, finanziari, amministrativi che non esitano ad adoperare con spregiudicatezza tutti i registri d'azione in loro possesso per mantenere i privilegi e i vantaggi dei quali sono beneficiari. Una donna straniera e la figlia di pochi anni, nella primavera 2013, sono state disinvoltamente consegnate da autorità italiane, sul territorio italiano, ad agenti di un altro Paese privi di una qualsiasi legittimità a vantare una simile pretesa.

Il caso avrebbe dovuto provocare una straordinaria reazione a livello istituzionale. Ha avuto la meglio una strumentale "ragione di Stato" volta a non compromettere gli equilibri del governo in carica e gli interessi legati al commercio internazionale del petrolio. Se un punto, emblematicamente, dovesse rappresentare il degrado di civiltà raggiunto dalla "seconda Repubblica" anche in termini di prestigio e di dignità internazionale del Paese, l'episodio delle due donne è grave quanto le vicende giudiziarie che hanno coinvolto i protagonisti della scena politica. Dunque ecco gli interessi non negoziabili da contrastare, con una nuova capacità di presenza politica che contribuisca a svelarne i retroscena e gli aspetti inconfessabili. Siamo per una vasta e duratura azione di ripristino del controllo di legalità nel Paese. Un controllo di legalità presidiato dalla politica prima ancora che esercitato dalla magistratura, se si vuole ristabilire in modo corretto il necessario equilibrio tra poteri dello Stato.

Quale democrazia – La democrazia rappresentativa delle istituzioni va intrecciata con la democrazia partecipativa dei corpi sociali, attraverso il definitivo passaggio da una condizione dell'antagonismo a quella della collaborazione fra i cittadini e lo Stato. L'Italia è un Paese particolarmente ricco di iniziative e di soggetti sociali, di corpi intermedi, di forme diffuse di cittadinanza attiva e di volontariato. E' un patrimonio di energie e di risorse che ogni giorno va "messo a sistema" con le istituzioni centrali e locali, attraverso gli anelli di congiunzione dei principi di solidarietà e di sussidiarietà. Questo è il nuovo popolarismo da attuare. Siamo per una democrazia delle autonomie che valorizzi i territori, i loro prodotti tipici, le risorse e le creatività locali dentro e insieme al quadro dell'unità nazionale, non fuori e contro di esso secondo l'illusione leghista. Siamo per una politica interculturale della nuova società italiana: il censimento Istat del 1981 registrava la presenza di 350 mila stranieri. Nell'arco di poco più di trenta anni sono diventati oltre cinque milioni, aprendo nel Paese un nuovo scenario dei diritti di cittadinanza che non può arenare tragicamente lungo le coste del Sud del Paese.

Il modello dell'economia civile – Tramontate le illusioni del collettivismo legate alle ideologie del Novecento, l'economia si è identificata sempre più con quella capitalista. Ma la "mano invisibile" del mercato ha finito col generare un liberismo finanziario che ha coinvolto anche l'Italia nella più grave crisi economica e sociale del mondo occidentale dai tempi del 1929. La verità è che il profitto non può essere slegato dalla solidarietà. L'etica, spiegava Giuseppe Toniolo, è fattore intrinseco del processo economico. L' economia senza etica è diseconomia, sosteneva Luigi Sturzo. Scuole di matrici culturali diverse hanno condiviso questa visione dentro il contesto dell'umanesimo civile (Theodor Adorno, i Minimi Moralia, Max Horkheimer, l'Eclissi della ragione), e tale contesto va riproposto. L'Italia possiede in questo campo uno straordinario patrimonio di vissuto e di cultura, dal Medioevo benedettino e francescano alle Lezioni di Economia Civile di Antonio Genovesi, al vasto filone dell'economia sociale di mercato. Siamo per privilegiare questo modello di economia civile con le sue caratteristiche di reciprocità, di finalità pubblica, di lavoro inteso come atto della persona e non come merce, di rispetto dell'ambiente. La situazione industriale di Taranto è in questo senso un dirimente problema politico nazionale. Siamo per la modifica della prima parte del Codice Civile per offrire nuovo rilievo e nuovo spazio alla responsabilità sociale d'impresa, alle certificazioni etiche dei bilanci, alle imprese cooperative e no profit, all'artigianato, alle iniziative radicate sui territori, ai soggetti di welfare, ai servizi alla persona e alla famiglia. Articolazioni imprenditoriali niente affatto "anticapitalistiche", se esse sono state quelle che nella crisi hanno saputo fronteggiare meglio delle altre le difficoltà dei mercati.

Un Governo del Lavoro - L'emergenza più drammatica di questi anni è quella del lavoro. Nel 2013 la disoccupazione ha superato il 12 per cento, quella giovanile il 40 per cento, l'area della precarietà ha coinvolto 10 milioni di italiani. La XVII legislatura parlamentare è iniziata su questo scenario di desolazione. Sarebbe dovuto nascere un "Governo del Lavoro", con un piano straordinario di interventi a sostegno dell'occupazione intorno al quale far ruotare per un tempo adeguato l'intera agenda del Governo e l'attività di tutti i ministeri. Tolstoj diceva che dei dieci comandamenti bastava osservare quello di non uccidere per osservarli tutti. Allo stesso modo, un programma di governo basato sul lavoro avrebbe costretto tutti gli altri ingranaggi della macchina statale a girare verso la stessa direzione sveltendo procedure, riducendo tempi, concentrando risorse e incentivi, selezionando drasticamente la spesa pubblica produttiva da quella parassitaria. La forza di questo obiettivo, sorretto da una adeguata comunicazione politica rivolta al Paese, avrebbe potuto spazzare via le polemiche dettate da interessi di parte che invece hanno aggredito dall'inizio l'Esecutivo svilendone il ruolo. Siamo per la ripresa del tema di un Governo del Lavoro. Condizione essenziale è la riqualificazione della spesa pubblica perché essa produca, secondo l'antica lezione di Melchiorre Gioia, i moltiplicatori economici e gli effetti di valore civile ai quali è destinata e non le condizioni di privilegio alle quali viene piegata.

La Campana della Pace – A Rovereto, nel Trentino, ogni sera alle nove e mezzo dà i suoi cento rintocchi una monumentale Campana della Pace di oltre 200 quintali. E' la più grande campana "a distesa" del mondo. E' lì dal 1925. Fu voluta da un sacerdote, don Antonio Rossese, che aveva vissuto da cappellano militare gli orrori della Grande Guerra e desiderava che non si ripetessero più. Chiese alle Nazioni che si erano combattute il bronzo dei loro cannoni, lo fece fondere nella campana e realizzò così il suo sogno, simile a quello di Isaia tanto evocato da Giorgio La Pira: le armi trasformate in aratri, la pace vero realismo e non ingenua utopia. La campana ha avuto molte vicende nella sua vita quasi secolare. Due volte è stata demolita e fusa di nuovo. Paolo VI la consacrò in piazza San Pietro nel 1965, intorno ad essa è stata costituita una attiva fondazione. Adesso campeggia sul colle di Miravalle, da dove ogni sera spande il suono dei suoi rintocchi per chilometri e chilometri.

Il grande pubblico non conosce questa storia, o ne conosce gli aspetti di colore. Per noi questa storia è la metafora di che cosa debba intendersi per l'impegno politico. Siamo per una concezione della politica come dimensione internazionale dei problemi, che ha come obiettivo la ricerca di ogni via che rafforzi la pace e ponga dentro questo contesto le relazioni tra i popoli e le nazioni. Pensiamo ai tragici fuochi in Oriente, in Africa. Se la visione della pace tornerà a imporsi nella politica italiana, l'Italia tornerà a imporsi nella politica mondiale. Ecco dove è in gioco la capacità della radice cattolica di ridare base morale e respiro strategico alla politica del Paese. L'Europa è il primo e naturale riferimento della nostra dimensione internazionale. Gli Stati Uniti d'Europa, intesi come la conclusione di una storia iniziata nell'immediato dopoguerra: il progetto di offrire finalmente una nuova strada pacifica ai popoli del Vecchio Continente. Un movimento culturale e politico di ispirazione cristiana ha senso, oggi, se si identifica con questa prospettiva e alla luce di questa elabora e dispiega la sua intera strategia d'azione e di comunicazione.

Coordinamento – Per dare seguito a queste linee d'azione è necessario un coordinamento. Un primo "luogo" di riferimento è virtuale, attraverso l'avvio di un sito internet di tipo partecipativo al quale inviare adesioni, proposte e disponibilità di impegno. Il percorso organizzativo si innesta su quello di realtà associative presenti da anni nel Paese come il CSC, Collegamento Sociale Cristiano, gli Amici di Supplemento d'Anima, la Fondazione e i Circoli Toniolo e tutte le altre numerose realtà confluite più recentemente in "Carta d'Intesa", riconoscendosi nei suoi documenti fondativi da quello iniziale sottoscritto a Prato il 7 maggio 2011. Sul piano territoriale, a partire da quello cittadino la proposta è di dare vita a circoli associativi di dibattito e di collegamento con le esperienze analoghe che muovono dalla Dottrina Sociale della Chiesa, le realtà parrocchiali, i soggetti sociali e le multiformi articolazioni di base del movimento cattolico e di altri orientamenti democratici che condividono l'impegno politico nel segno dell'Etica della Responsabilità. Con questi soggetti è possibile immaginare un percorso federativo verso obiettivi comuni.

Formazione - La formazione costituisce un aspetto organizzativo permanente e dunque strutturale della vita del movimento e di una possibile dimensione federativa. Troppa improvvisazione ha segnato per anni le nuove iniziative apparse sulla scena. In accordo con l'Istituto Sturzo e con altri soggetti che operano in questa direzione, si potrebbe dare vita a un progertto di formazione culturale e politica rivolta ai giovani e ai meno giovani, per offrire un inquadramento di base sulla vita istituzionale del Paese da quella locale a quella nazionale, alla proiezione europea. I corsi, attuati sul territorio o via internet, costituirebbero al tempo stesso un primo nucleo di comunicazione politica del movimento. La rete è anche in questo senso uno strumento particolarmente congeniale per la realizzazione di strutture organizzative leggere e al tempo stesso efficaci e immediate per le finalità da raggiungere.