Presentazione

copertina-num1-2012

Cattolici e Impegno Politico
La ricerca della strada possibile

Roberto Mazzotta • Agostino Giovagnoli • Marco Follini • Natale Forlani • Andrea Olivero • Raffaele Bonanni • Stefano Zamagni • Gerardo Bianco • Amos Ciabattoni • Franco Riva • Giuseppe Bianchi • Giuseppe Sangiorgi • Mauro Magatti • Laura Balestra • Agostino Giovagnoli • Giovanni Tassani

● Dopo il precedente numero “I cattolici, storia e ragioni di una presenza”, Civitas dà continuità al dibattito che si è avviato negli ultimi mesi, in particolare grazie al lavoro portato avanti con metodo e con determinazione dal Forum delle Associazioni.
A tali iniziative ha dato e darà tutto il possibile sostegno l’Istituto Luigi Sturzo, grazie al contributo di molti dei suoi Associati e Collaboratori che non fanno mancare la loro generosa e qualificata adesione.
Con questo numero si intende quindi proseguire il ragionamento che riguarda il contributo che i cattolici italiani sono tenuti a dare per concorrere, insieme alle altre libere energie della società, a contrastare una crisi civile, sociale e morale di particolare gravità.
Al nostro Paese i regimi ventennali non portano fortuna. Il regime fascista lasciò macerie materiali e civili immense, il regime dell’anti-politica e del populismo lascia un’Italia in declino, ormai decennale, che, di fatto, vede trasferite a Bruxelles e a Francoforte le sue decisioni ed assiste alla caduta verticale della credibilità e della reputazione delle sue rappresentanze politiche.

● Il Governo Monti è una terapia d’urgenza, ad un tempo virtuosa e irrituale.
La differenza antropologica dei suoi principali esponenti ha creato in molti di noi sensazioni ormai da tempo perdute. D’altra parte, per un’economia gravata dal debito, per metà collocato all’estero, la ricostruzione di una riconosciuta affidabilità è stato un necessario ed inaspettato, ancorchè temporaneo, toccasana.
È un governo che colma un vuoto creato dall’incapacità della maggioranza e dell’opposizione di compiere il proprio ruolo di direzione del Paese e bisognosa quindi di una supplenza. Il concorso della volontà convergente del Capo di Stato e dell’establishment internazionale ha reso possibile un simile caso di luogotenenza.

● E dopo? La domanda ha senso pratico poichè nel giro di pochi mesi vi sarà la scadenza di elezioni politiche generali.
Non è affatto vero che, dopo l’intermezzo, si potrà riprendere lo spettacolo precedente.
L’effetto combinato di una situazione finanziaria internazionale squilibrata e inquieta e di un assetto politico interno debolissimo pretenderà, una volta scavalcate le elezioni, la prosecuzione di un governo di tipo sostanzialmente anomalo rispetto alla fisiologia di un sistema parlamentare.
Certamente, per arrivarci non vi sarà una strada sola. Bisogna cogliere l’opportunità di una possibile e importante alternativa.
Nell’ipotesi di invarianza delle forze politiche in campo, molto probabilmente (e auspicabilmente) o il Governo Monti o altro Governo del tutto simile riprenderà il lavoro iniziato un anno prima.
Potrà essere votato e sostenuto da una maggioranza parlamentare trasversale, avrà l’appoggio di una quota importante degli interessi organizzati, di buona parte della stampa e, soprattutto, dell’opinione europea e internazionale.

● Il Governo degli Ottimati, per usare la perfetta definizione di De Rita, continuerà a far bene, gioverà al Paese, ma non sarà stato messo in grado di contribuire alla riabilitazione del tessuto democratico e alla rianimazione della volontà popolare che continueranno ad essere i grandi dimenticati in una democrazia malata. Non sarà stato costruita la necessaria dialettica tra “la serietà di chi sfanga la vita quotidiana e la bravura di chi ci governa”, per citare sempre De Rita.
Oppure, ecco l’alternativa, sarà stato possibile portare al giudizio degli elettori la formazione politica che si propone di collegare il governo utile e possibile ad un consenso diffuso che deve però essere incanalato consapevolmente e rappresentato correttamente. L’obiettivo è di grande importanza civile: occorre assicurare legittimità democratica alla necessaria politica di riforme, di ripulitura e di crescita per consentire che la stabilità dell’opera di risanamento non sia assicurata da una quota crescente di eterodirezione, ma venga garantita da una solida base di consenso. La Nazione deve riprendersi il diritto di far valere, nel positivo concerto europeo, le sue idee di futuro.

● Il ruolo dei cattolici italiani è qui, nella costruzione di un percorso, nell’accoglienza di una straordinaria opportunità di servizio.
Serve un’intesa politica ampia, fatta non per contrastare e dividere, ma per unire tutte le energie politiche e sociali che sentono nella Costituzione il grande antefatto comune e nei principi costituzionali l’ossatura di un modernissimo progetto politico.
È più facile aggregare quando esiste un nucleo intorno al quale aprire i processi necessari di arricchimento e di alleanza. Per autorevolezza culturale, tradizione civile, capacità organizzativa l’associazionismo cattolico può e deve svolgere questo ruolo.
La conclusione dell’esperienza bipolare lascia una prospettiva pericolosa di guerre tra notabili, di frantumazione e dissipazione del consenso, di crescita del partito del rifiuto della politica.
Il mondo cattolico deve prendere atto che, al di là delle sue forze, grandi o meno grandi che siano, altri fattori di aggregazione sociale e politica ancora efficaci non sono, allo stato, chiaramente visibili.

Roberto Mazzotta

 

CIVITAS, come sempre, si sente in prima linea nella nuova “chiamata di leva” dei cattolici e ripropone anche in questo numero ulteriori contributi per dare forma e forza all’impegno, al dovere e alla necessità di un nuovo tempo della loro rinnovata entrata in campo.
Dopo il precedente numero I cattolici, storia e ragioni di una presenza, Civitas dà continuità, sviluppo e diffusione al dibattito che si è aperto in maniera, a quanto pare, irreversibile, con questo ulteriore numero Cattolici e Impegno Sociale. La ricerca dell’Unitá possibile, partendo dall’avvenimento che è avvenuto a Todi dove si sono ritrovate volontà come mai determinate e disponibili.

● In tale contesto di generosa disponibilità, l’Istituto Luigi Sturzo ha aperto il suo interno con la partecipazione di studiosi, di professionisti, di organismi culturali e di rappresentanza, un approfondito confronto, in continuità di Todi, per produrre e offrire idee, iniziative, analisi, proposte di serio contenuto e valore progettuale, affinché si consolidino le volontà e le promesse di disponibilità e producano ciò di cui, oggi, ha bisogno il Paese per tornare appieno sul cammino del progresso civile.