L'Archivio Storico dell'Istituto Luigi Sturzo e il Fondo Piero Malvestiti

di Concetta Argiolas
(Responsabile dell’Archivio Storico dell’Istituto Luigi Sturzo)

 

Gli archivi privati delle personalità della politica rivestono grande importanza per la storia del nostro paese ma rappresentano un amplissimo universo documentario spesso indeterminato e sfuggente che, rispetto ad altre tipologie archivistiche, maggiormente rischia di sfuggire a ogni regola e a ogni controllo ponendo, in modo reale e talvolta drammatico, il problema della conservazione. 

Partendo da questi presupposti l’Archivio Storico dell’Istituto Luigi Sturzo, grazie anche alla lunga presidenza di Gabriele De Rosa, ha finora dedicato gran parte della sua attività alla ricerca di questi archivi divenendo il punto di raccolta delle carte dei politici popolari e democratici cristiani e un luogo di riferimento sempre più obbligato per la ricerca contemporanea. Negli ultimi decenni, infatti, è stato rivolto un instancabile impegno per recuperare, a volte salvare, e riordinare, molti di questi fondi archivistici al fine di riunire, attorno all’originale e fondamentale nucleo rappresentato dalle carte di Luigi Sturzo e della sua famiglia, una significativa documentazione sulla storia italiana, con particolare riferimento alla storia del movimento cattolico che costituisce, d’altronde, parte integrante della storia del nostro Paese, cui anzi è inscindibilmente legata perché è innanzitutto storia della società civile italiana; acquisire nuovi dati in grado di arricchire le conoscenze attuali salvando dalla possibile dispersione fonti primarie di indiscutibile valore è, dunque, da anni per l’Istituto un compito quanto mai necessario, anzi, un’esigenza sempre più avvertita.

Oggi l’Archivio Storico conserva più di 10.000 buste di documenti per un totale di 80 fondi archivistici, tutti ricevuti in donazione e riconosciuti di notevole interesse storico. Nella maggior parte dei casi si tratta di fondi massicci legati ai nomi di coloro che li hanno affidati all’Istituto: il fondo Luigi Sturzo, con le sue 1.500 buste, è il più complesso e ricco, seguono, tra gli altri, gli archivi di Giovanni Gronchi, Mario Scelba, Giuseppe Spataro, Vittorino Veronese, Giulio Rodinò, Guido Gonella, Giulio Andreotti e molti altri ancora.

L’ampio arco cronologico ricoperto da questo immenso patrimonio documentario permette di offrire agli studiosi numerose piste di ricerca a dimostrazione della ricca articolazione del materiale archivistico, non finalizzato a prefigurare interpretazioni storiografiche, ma attento a fornire gli strumenti necessari al loro lavoro. Si può dire che ogni evento della storia italiana del Novecento, dalla Rerum Novarum, al fascismo, alla grande guerra, alla ricostruzione, alle leggi di riforma dello Stato repubblicano, fino ai giorni nostri, può essere ricostruito attraverso il confronto tra i fondi conservati e un’attenta intersecazione dei documenti, molto affini e complementari tra loro per tipologia e contenuti(1)

E’ il caso, per esempio, delle vicende del primo impegno dei cattolici in politica e di quelle correnti cattoliche ormai del tutto estranee alla questione romana poi sfociate nel partito sturziano, che possono essere ricostruite attraverso lo studio dei fondi di Sturzo, Spataro, Gronchi, Filippo Meda, Ferrari, Coccia, Rodinò, Secco Suardo che, con le loro migliaia di lettere, offrono un ampio ventaglio di posizioni in seno al popolarismo permettendo di ricostruire i rapporti politici, e persino umani, intercorsi tra i corrispondenti. 

Anche lo studio dei successivi avvenimenti dei Patti Lateranensi, della guerra d’Etiopia, della guerra civile spagnola, dell’ascesa del nazismo e delle origini della seconda guerra mondiale, non può prescindere dalla consistente documentazione conservata, a partire dalla parte del fondo Sturzo relativa all’esilio inglese che, insieme a quella dell’esilio americano, costituisce una tra le sezioni più interessanti e consente di ricostruire anche il dibattito di alto valore civile e morale intercorso tra il sacerdote e intellettuali come Maritain, Salvemini, Sforza, Rosselli, Toscanini e Pacciardi.  

Per quanto riguarda, poi, la successiva storia della Democrazia Cristiana, va detto che la documentazione ufficiale del partito, ivi compresi gli archivi delle sue realtà periferiche(2) e dei due gruppi parlamentari, va intrecciata e completata con le carte dei suoi numerosi protagonisti, consentendo un proficuo confronto delle diverse e a volte contrastanti posizioni in seno al dibattito interno al partito: dal ruolo svolto da Spataro nel ricucire le fila dei cattolici, al centrismo di Scelba, alle posizioni di sinistra e di difesa dell’interventismo statale di Gronchi, alle intransigenti critiche di Sturzo, ai rapporti intercorsi con l’Azione Cattolica di Veronese, alla riorganizzazione del partito voluta da Dal Falco, all’instancabile attività di Andreotti la cui sessantennale esperienza, documentata dalle 3.000 buste del suo archivio, copre da sola tutta la nostra storia dal dopoguerra a oggi.  

In questo contesto si inserisce perfettamente il fondo di Piero Malvestiti, dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio nel 2000, cioè subito dopo essere stato donato all’Istituto dalla figlia Mila, che ha saputo dare una testimonianza di grande sensibilità storica e di superamento delle tradizionali ritrosie spesso legate alla cessione degli archivi privati. Con i suoi 870 fascicoli esso copre un arco cronologico che si sviluppa ininterrottamente dal 1930 al 1990, rispecchiando in pieno le molteplici attività e gli interessi di varia natura curati da Piero Malvestiti negli anni in cui è stato protagonista della vita politica e culturale non soltanto italiana ma anche europea. La documentazione del fondo, tipologicamente molto varia, ben si inserisce nel complesso documentario custodito dall’Istituto; le carte, da quelle chiaramente riconducibili alla vita privata a quelle relative all’attività politica e alle innumerevoli cariche pubbliche ricoperte, unitamente al poderoso carteggio intercorso con personalità della politica, della cultura e dell’economia e alla ricca raccolta di scritti e articoli che hanno segnato la sua vita intellettuale, rappresentano un importante tassello del già ricco patrimonio archivistico dell’Istituto; la cronaca del fatto vissuto, i giudizi, gli umori e le reazioni personali, tutto di queste carte contribuisce a ricostruire non solo la storia della Democrazia Cristiana ma, prima ancora, quella dell’opposizione cattolica al regime fascista e della strenua resistenza condotta dopo l’armistizio. Grazie poi alla documentazione riguardante gli incarichi ricoperti da Malvestiti come vice-presidente della Commissione della Comunità Economica Europea nel biennio 1958-1959 e presidente della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, il fondo, insieme a parte della documentazione di Mario Scelba e di Flaminio Piccoli, offre anche un’utile pista di ricerca sull’impegno e la presenza dei cattolici italiani nel più vasto ambito europeo.

Non c’è dubbio, quindi, che la ricchezza di questi documenti consente di coprire alcuni vuoti e di far luce su aspetti trascurati o meno noti, senza rischio di percorrere strade già battute e di ripetere cose già dette. Si tratta di un fondo sicuramente destinato a soddisfare le curiosità e gli interessi dei ricercatori: i molteplici aspetti della biografia politica e umana del titolare sono, infatti, tutti documentati. Se poi si ha la sensibilità di saper leggere e consultare questi documenti, cogliendone la caratterizzazione personalistica e l’atteggiamento psicologico legato alla natura stessa del documento che è espressione e memoria del suo titolare, allora si potrà andare al di là della biografia, per rintracciare alcuni filoni di ricerca di grande significato anche umano.

A fronte di queste brevi considerazioni preme perciò manifestare tutta la gratitudine all’Istituto Universitario Europeo e agli Archivi Storici dell’Unione Europea per il notevole impegno assunto con la sistemazione di questo imponente materiale documentario. La collaborazione che intercorre da qualche anno rappresenta una vera ventata di ossigeno in un momento in cui la progressiva riduzione dei finanziamenti e la carenza di personale costituiscono il principale problema quotidiano delle istituzioni culturali italiane.

 


 

(1)
Per la ricostruzione di queste vicende attraverso le carte dell’Archivio Storico dell’Istituto Sturzo cfr. C. Argiolas, L’Archivio Storico dell’Istituto Luigi Sturzo, in Gli archivi dei partiti politici, pubblicazione degli Archivi di Stato, Saggi 39, Roma 1996, pp. 196-208.

(2)
Al fine di collocare nella giusta prospettiva la presenza sociale e politica dei cattolici nella storia nazionale, da alcuni anni l’Istituto Sturzo si è fatto promotore del progetto Archivi Locali in Rete per il recupero e la valorizzazione degli archivi locali della Democrazia Cristiana. I fondi archivistici donati all’Istituto, che ne ha la titolarità giuridica della proprietà, sono materialmente depositati, attraverso apposite convenzioni, presso l’archivio o l’istituzione locale individuato di volta in volta come il più idoneo a garantire la conservazione, l’ordinamento e la possibilità di una consultazione che non estrapoli gli archivi dal loro contesto. Finora l'Istituto ha acquisito e riordinato i seguenti archivi di Comitati Provinciali e Comunali: Arezzo, Bari, Benevento, Bologna, Bolzano, Como, Forlì, Lecce, Perugia, Pordenone, Terni, Trento, Trieste, Udine. A questi si aggiungono gli archivi dei Comitati regionali di Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria.