Nota archivistica sul riordinamento del fondo Piero Malvestiti

di Gherardo Bonini
(Vicedirettore Archivi Storici, HAEU, EUI)

 

Al termine della prima ricognizione dei faldoni del fondo Piero Malvestiti (d’ora in avanti indicato come PM) sugli scaffali di lavoro, è stato accertato che lo stato di conservazione del fondo era tutto sommato buono. Le carte non presentavano particolari segni d’umidità ed avevano un grado di consistenza buono in rapporto all’epoca della loro produzione.

Il riesame del fondo nella sua completezza ha portato all’individuazione di due partizioni fondamentali e portanti all’interno del complesso documentario. La prima serie faceva riferimento a faldoni che documentavano la vita e la carriera di Malvestiti sin dalla raccolta di documenti familiari relativi ai suoi primi anni di vita e che si concludeva sostanzialmente con la morte della moglie Carla Garzonio Malvestiti avvenuta nel 1990. La seconda serie era pressoché interamente documentaria. 

Nella prima e principale serie erano riscontrabili due numerazioni ordinative parallele, quella riguardante la successione di classificatori ad anelli e la seconda autonoma e progressiva di fascicoli (inseriti appunto nei classificatori con anelli) con cartelline archivistiche. Inoltre queste cartelline archivistiche recavano scritte a chiare lettere una sintetica descrizione del contenuto con parole chiavi o frasi concise, ma sufficientemente comprensibili. 

La numerazione conferita agli anelli proseguiva logicamente anche per altri  contenitori che non possedevano più la forma di classificatori ad anelli e non avevano più le cartelline come sotto-fascicoli. 

Una prima decisione ordinativa è stata quella di inserire in un campo specifico di descrizione, identificato comunemente nei fondi descritti presso gli Archivi storici dell’Unione europea (d’ora in avanti ASUE) come “old record code” (ORC) e corrispondente nel linguaggio tecnico archivistico italiano come “precedente numero di corda” (a sua volta derivato da antica tradizione), un riferimento esplicito riguardante, faldone per faldone, la prima serie portante quand’essa era in collegamento con la numerazione subordinata (esempio: classificatore xx, busta/e da xx a xx). 

In generale, nel trattamento fisico, qualora l’ordinamento si fosse rivelato coerente, un vecchio contenitore con anelli è stato eliminato con un contenitore con legatura a borchia rappresentante un’unità archivistica. Data la presenza seppur minima di metallo, anche le cartelline rappresentanti i sotto-fascicoli sono stati eliminate e sostituite da cartelle anti-acide ed, in generale, aperte. I concisi identificatori descrittivi che erano riportati sulle cartelline, sono stati ri-scritti sopra le nuove cartelle, ma non trasferiti nella nuova descrizione finalizzata alla banca dati: infatti, grazie alla nuova e più dettagliata descrizione dei contenuti, i concisi termini descrittivi del precedente ordinamento agevolmente inseriti nella nuova descrizioni ed  ampiamente reperibili grazie all’indicizzazione informatica.

Come accennato, la tendenza di base del nuovo trattamento archivistico è stata quella di identificare l’unità archivistica con il vecchio classificatore, ma tale filosofia è stata talvolta variata onde permettere una descrizione più approfondita, qualora il faldone fosse denso di contenuti, e consentire dunque un’occupazione congrua dei campi descrittivi (soprattutto la consistenza del campo scope and content).

Abitualmente, presso gli ASUE, i fondi delle personalità erano articolati secondo un piano di classificazione sufficientemente complesso con l’utilizzazione dei livelli del sotto-fondo, sotto-sotto-fondo, serie, sotto-serie. Questa generale attitudine convive, grazie alla flessibilità della banca dati, con un sistema che è divenuto sempre più utilizzato nell’archivistica italiana e che prevede di suddividere il fondo in un cospicuo numero di serie, posto su un livello paritario, in modo da presentare passo dopo passo la carriera politica ed amministrativa del depositante. Dunque, in poche parole: nessun sottofondo, nessun sotto-sottofondo, varie serie e occasionali sotto-serie. 

D’accordo con gli auspici dell’Archivio storico dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma, le due serie portanti sono state oggetto di un’analisi seriale, formando l’intelaiatura di una divisione che documentasse le tappe della carriera politica del soggetto creatore del fondo, vale a dire Piero Malvestiti. 

I faldoni del primo raggruppamento documentario principale sono serviti di base a strutturare il fondo in varie serie propriamente archivistiche (Guerra ed antifascismo, esilio svizzero, dopoguerra, incarichi ministeriali, incarichi comunitari, corrispondenza e testimonianze sulla figura di Malvestiti). Altre serie sono state ricavate dalla necessità di sistemare i faldoni del secondo raggruppamento, più accentuatamente documentario e posizionate dopo il dipanamento seriale più cronologico (articoli, libri, comizi, studi economici, rassegna stampa, fascicoli tematici, carte personali ed albums fotografici). Spesso, per facilitare il riferimento alla ricerca le serie sono state a loro volta suddivise in sottoserie.

Si è proceduto infine a pianificare la descrizione ed un trattamento fisico propriamente detto. Come accennato, le prime serie raccolgono, con una certa sistematizzazione cronologica, la carriera di Malvestiti e il repertoriamento storiografico successivo alla sua morte e raccolto soprattutto dalla moglie. Le tipologie caratteristiche di queste serie sono gli articoli di giornali, italiani e stranieri, affiancati da originali e copie di altri tipi di documenti (memoranda, resoconti di sedute, documenti di lavoro) e spesso da copie di lettere, raramente opuscoli e pezzi di letteratura grigia. Fanno capolino e rappresentano una delle ricchezze più evidenti del fondo PM, le fotografie. Molto spesso, le foto erano state incollate su fogli A4. In alcuni casi, l’adesività della colla era oramai nulla e perciò le foto sono state staccate ed inserite nei contenitori trasparenti atti all’uso. Se presente nel foglio originale od in altro luogo, le foto sono state descritte, a matita, nel loro retro, dei loro componenti. Altre volte, dato che si sarebbe potuto arrecare danno al documento, si è lasciato il pezzo così come ricevuto, cioè composto dal foglio con incollate le foto. Sempre si è cercato comunque di corredare le foto di un contenitore idoneo alla conservazione specifica del materiale fotografico.

La descrizione è stata quanto più dettagliata possibile, ma non pezzo a pezzo. La presenza di numerosi articoli di giornale ha consentito raggruppamenti di riferimento tematici. Il livello di analisi è stato comunque profondo.

Il lavoro ha rilevato la presenza di un gran numero di biglietti (secondo una prassi abituale nella comunicazione fra i personaggi politici dell’epoca) che nella stragrande maggioranza sono stati inseriti in buste, corredate di opportune indicazioni, onde non disperderli nei processi di comunicazione e consultazione dei faldoni.

Una cospicua parte del primo raggruppamento originario era composta da una copiosa corrispondenza, che era stata sommariamente descritta per tipologia dei mittenti o riceventi. Si è arricchita la descrizione immettendo il maggior numero di destinatari/mittenti possibile. Come comunemente avviene nei depositi di personalità private, le lettere in ricezione erano nella stragrande maggioranza originali. E’ stata costituita una serie corrispondenza, ma si sono fatte eccezioni. In effetti, la parte espressamente riordinata durante i periodi di responsabilità di Malvestiti negli organi comunitari (CEE e CECA) è stata inserita a fianco delle serie relative, mentre il principale corpo epistolario, già suddiviso in tal senso dai detentori dell’archivio è stata considerata come serie a se stante.

Rappresentando il background intellettuale di Malvestiti, i faldoni delle serie del secondo raggruppamento principale sono stati descritti pezzo a pezzo, secondo un elementare metodo biblioteconomico. Si è voluta così evidenziare un insieme documentario ed una letteratura grigia di notevole valore storico.

Un’osservazione d’aiuto alla ricerca riguarda gli estremi datari di alcune serie. Fra date teoriche delle serie, vale a dire l’intervallo logico relativo alla temporalità storica di riferimento (esempio: serie prima guerra mondiale, antifascismo e resistenza – periodo storico di riferimento è 1914-1945) e la loro effettiva datazione pratica (per la serie sopra citata i documenti reperiti portano la datazione a 1898-1974) non c’è corrispondenza. Si è seguito il sistema classico, di scuola francese ma conosciuto anche in Italia ed utilizzato all’ASUE, del suivi des affaires. In effetti, talvolta documenti avulsi temporalmente all’azione archivistica, ma ben associati alla tematica seriale, vengono rinvenuti all’interno della serie. Essi rappresentano un ripensamento, un’aggiunta posteriore e quasi sempre un’azione di arricchimento documentario collegabile con il materiale d’origine. La pratica archivistica consiglia di mantenere quest’ordine dato in maniera chiaro dal creatore del fondo.

In apparente contrasto con questa direttiva ispiratrice, ma paradossalmente proprio nell’osservanza del principio fondamentale del respect de fonds si è cercato di limitare al massimo gli spostamenti cogenti, dando giustificazione nel campo delle note/osservazioni delle disparità temporali, però talvolta spostando singoli pezzi (e segnalandone la cosa nello stesso campo note/ossservazioni) nel supremo interesse della coerenza del fondo e mirando all’utilità, alla sua fruizione ed alla reperibilità organica dei pezzi stessi rispetto alla loro creazione documentaria. Nell’esperienza degli ASUE anche questa pratica è sembrato essere a pieno titolo inseribile nel principio ispiratore del respect de fonds. Senza contare che in taluni casi, singoli pezzi apparivano palesemente spostati, non ordinati cronologicamente, e, in pochi casi collocati o ri-collocati in modo erroneo.

Per tre casi relativi a pezzi sono state inserite proposte di chiusura secondo le norme comunemente vigenti e che regolano la gestione archivistica dei dati sensibili per un possibile danneggiamento dell’immagine e della reputazione. Ogni giudizio finale è stato comunque rimesso al giudizio finale dell’Archivio storico dell’Istituto Luigi Sturzo di Roma.

Si è proceduto all’eliminazione di molti doppi. In genere si sono tenute due o tre copie. Nei casi di giornali di strettissima circolazione, la cui reperibilità è risultata assai difficile nelle biblioteche italiane, si sono mantenute nei faldoni anche più di queste tre copie di routine.

Al momento della presentazione del fondo il 29 novembre 2013 è stato consegnato in visione un inventario altamente provvisorio. Dopo la prima descrizione a tappeto e numerosi controlli incrociati, vi sono stati ritocchi alle descrizioni ove era necessario. Al momento della prima inventariazione provvisoria, i pezzi descritti erano 775 e si veniva prospettando una cospicua riduzione, calcolata in circa 550 faldoni. Successivamente, si è proceduto ad accorpamenti in modo razionale e archivisticamente puntuale, per una produzione di 512 unità. 

 

Infine sia consentita una breve nota storica. I documenti consentono effettivamente una considerazione storica più compiuta della figura di Piero Malvestiti. A livello politico italiano, negli anni delle sue responsabilità ministeriali al dicastero dei  trasporti ha preso decisioni scomode, ma necessarie nell’allora contesto politico e soprattutto nel quadro complessivo economico italiano, del quale appare come una delle mente più fini e con una solida preparazione. A livello comunitario, ha avviato una riforma amministrativa di cui le comunità hanno beneficiato a lungo in termini di risorse preziose non disperse. Inoltre è stato decisivo il suo impegno in prima persona per l’avvio del libero scambio e circolazione dei lavoratori e delle merci.